La Qualità da ricercare deve avere un grande volume.

L’ultimo mio articolo terminava con le due righe seguenti

:“Cerchiamo, pertanto, in tutti i modi di dare al mercato la giusta fiducia nelle produzioni biologiche, producendo bene e raccontandole ancora meglio”.

Questo della comunicazione è il momento più importante per ogni mercato, quello che crea la differenza tra fare una buona transazione commerciale, in modo da permettere un acquisto consapevole a 360°, e avere invece un atteggiamento prettamente mercantile, nel senso peggiore del termine.

Non basta, infatti, che il prodotto sia dichiarato da agricoltura biologica da un foglio di carta, questo deve essere anche dimostrato, insieme ad altre cose da raccontare, che cercheremo di approfondire in questo e in altri articoli che verranno pubblicati successivamente.

Li scriverò, sempre cercando di mettere da parte i ragionamenti strettamente scientifici, che lascio, volentieri, ad altre persone più competenti di me o, almeno, che si presentano come tali. Io cercherò con questi scritti di creare quel senso di appartenenza che rende disponibile la voglia di ascoltare e approfondire tutti i concetti che andrò a presentare.

Ma quali sono le informazioni da comunicare al mercato? Questa è la reale discriminante.

Ognuno, ed è sicuramente il caso di sottolinearlo, ha le proprie specifiche richieste di conoscenze. Non esistono informazioni che vadano bene per tutti, esattamente come non sussistono dei medicinali che rispondono per ognuno in modo identico, anche come effetti collaterali. È la grande differenza tra la medicina allopatica, in cui si considerano gli organismi viventi come semplici copie conformi a un campione su cui si fanno delle sperimentazioni (e i cui risultati sono considerati replicabili per tutti) e quella omeopatica che invece valuta anche molte altre variabili.

Questa analisi è ancora più valida per l’alimentazione, in cui non solo varia (e di molto) la risposta di ogni organismo al singolo alimento, ma è proprio la funzionalità del prodotto che può cambiare a seconda del metodo di coltivazione, della loro composizione, della trasformazione e di molti altri parametri.

In questo si evidenzia la grande differenza del potenziale nutraceutico del cibo, essere vivente, rispetto alla chimica della medicina.

Il mercato dei prodotti alimentari, per fortuna, genera risultati che non sono tutti uguali e che non hanno, inoltre, il medesimo valore relativo per chiunque.

Questa diversità non può essere un parametro poco considerato dal mercato, ma un grande valore aggiunto, da valorizzare soprattutto per quello che viene prodotto nella nostra penisola.

Il biologico italiano è, infatti, il più importante del mondo, soprattutto in conseguenza del clima, dei parametri agronomici e della grande biodiversità della fauna e della flora.

Con queste considerazioni di base, non esiste che si acquistino dei prodotti di cui l’unica cosa che si riesce a sapere è se sono certificati da agricoltura biologica o meno. In una sorta di codice binario della qualità (buono – no buono) che è molto riduttivo, perdendo tutte le sfumature che non procedono solo in linea retta, ma con tutte le diramazioni che si aprono in una qualità “volumetrica” molto elevata. E sono proprio le sfumature che ci permettono di decidere la dieta più affine al mantenimento di un sano equilibrio alimentare del nostro organismo, soprattutto in un periodo di attacchi esterni che ci arrivano anche dai virus.

Cercando di spiegarmi meglio: la certificazione biologica adesso sottintende unicamente una qualità binaria bidimensionale (il buono-no buono di cui parlavo prima), con molte poche informazioni che possono essere raccontate al mercato. In pratica, al massimo un foglio di un libro. Un misero foglietto in cui è condensato tutto quanto voglio, e posso, dire al mercato. Una sorta di estratto di un “Bignamino”, supporto di studio ben noto a chi era un ragazzo negli anni ‘70. La certificazione, e seguente comunicazione, della Qualità Reale di un prodotto, invece è, come minimo, appoggiata a una pletora di informazioni multidimensionali e più ne aumenta il volume e maggiore è la possibilità di poter fare un acquisto consapevole, che difficilmente si riesce ad ottenere sulla base dei riassunti.

A questo punto in cui, finalmente, si è ottenuta la possibilità di venire in contatto con un archivio informativo più vasto di quello che normalmente prevede il biologico, bisogna fare in modo che il consumatore riesca ad essere coinvolto empaticamente con lo stesso. Che gli venga data la possibilità di essere interessato alle informazioni e che abbia il desiderio di approfondirle adeguatamente.

Se devo essere stimolato e coinvolto da notizie riportate sulle pagine ciclostilate dei volantini della mia gioventù, avrò sicuramente un risultato poco attraente. Ugualmente se le stesse mi vengono raccontate con lo stile soporifero della voce che parlava nei documentari sugli animali, sempre ai miei tempi. Periodo in cui si era convinti che, necessariamente, la scuola e conseguentemente lo studio dovesse essere sofferenza, visto chi ti insegnava aveva studiato con grande difficoltà, fatica e noiosità, non si poteva accettare che si potesse imparare in modo più divertente ed empatico, ma solo con il metodo alfieriano del “volli fortissimamente volli”.

Ora si è scoperto scientificamente che è l’emozione che porta al maggiore ricordo di quanto ti viene detto e/o scritto. E bisogna, sicuramente, prendere questa strada per ottenere il massimo coinvolgimento dei consumatori e invogliarli ad ascoltare le informazioni trasmesse. I pubblicitari di altre categorie di prodotto lo conoscono molto bene, quelli dei prodotti alimentari molto meno, gli italiani, poi, quasi nulla.

Dobbiamo molto lavorare per colmare questa carenza e aumentare il volume della Qualità.

Il senso di appartenenza, momento propedeutico alla consapevolezza

Tutta la vita è costellata di momenti decisionali, che hanno le conseguenze più differenti per la nostra esistenza, in una sorta di affogamento virtuale nel terzo principio della dinamica: a ogni azione corrisponde una reazione. Non sono informato se quando Newton enunciò questa legge fosse conscio che poteva essere una rappresentazione della formula dell’esistenza, ma la mia convinzione è proprio questa. Più che parlare di dinamica, stava facendo riferimento alla vita reale.

Qualsiasi decisione, quindi, ha delle conseguenze. In primis di tipo personale che però, quasi sempre, riverbera anche sulla società che ci sta attorno, in senso olistico.

Sono innumerevoli gli esempi che si possono fare.

Mi piace molto, in particolare, quanto afferma la comunicazione per la diffusione della guida sicura che sto ascoltando ultimamente: l’eccesso di velocità non è un caso, ma una scelta.

Quanto di più vero sia mai stato detto sull’argomento.

In una società in cui si cerca di trovare delle giustificazioni per qualsiasi nostra decisione, dalla poca educazione durante il percorso scolastico ai litigi con i colleghi di lavoro alle discussioni con altri guidatori, è una realtà che dovremmo sempre tenere presente.

Ma nel momento in cui c’è lo scatto mentale della decisione, abbiamo sempre a disposizione tutte le informazioni per farla in modo cosciente, oppure è un momento quasi istintivo e poco ragionato, svolto copiando quanto fanno gli altri?

È la grande differenza che passa tra consapevolezza e senso di appartenenza, due strade completamente diverse per arrivare allo stesso scopo, quello di una scelta.

E anche la parte della corteccia cerebrale, che elabora gli input nelle due situazioni, è molto dissimile. Nel primo caso, quello della consapevolezza, si trova nella neocorteccia, il cervello moderno. Nel secondo caso, quello istintuale, l’area interessata risiede parte nel cervello rettile e parte in quello limbico.

L’esistenza di queste varie tipologie di cervelli è ben conosciuta dagli esperti di comunicazione e di vendita dei prodotti, che ben si avvalgono anche del linguaggio e delle parole da utilizzare e, soprattutto, della successione dei cervelli da sollecitare.

Una cronologia errata ha un effetto devastante rispetto al risultato che deve essere raggiunto. Tutti gli studi svolti hanno riscontrato che i tre cervelli devono essere colpiti secondo una sequenza ben definita, che è molto rischioso modificare.

I primi due (rettile e limbico) sono importanti per la fiducia e le emozioni.

La parte istintuale primaria e quella emotiva empatica, infatti, sono indispensabili per provocare quel senso di appartenenza che fa muovere, da sempre, l’economica mondiale.

Scendendo, ad esempio, nello specifico, per l’acquisto dei prodotti all’interno del nostro ambito preferito, quello biologico, è importante prioritariamente che ci sia la fiducia sia nella qualità dei prodotti che nel concetto etico/filosofico che è alla base della loro produzione. Se non si crede che la protezione dell’ambiente e l’assunzione di un prodotto sano sia un fattore importante per la salute della terra e dei suoi abitanti, è inutile cercare di spiegare più approfonditamente la qualità di un prodotto. Sarebbe uno sforzo certamente inutile.

Ancora peggio, quando si hanno anche dei dubbi sulla veridicità delle certificazioni che li garantiscono.

Più la fatica che il gusto… direbbero, in modo poco raffinato, i venditori.

Per questo motivo, chi produce in modo mendace un prodotto biologico, crea un doppio danno al mercato. Il primo è di eliminare spazio commerciale a chi lo coltiva in maniera corretta, il secondo è di togliere la fiducia al consumatore, con tutte le conseguenze sopra riportate per i due cervelli che solleticano il senso di appartenenza.

In questo modo si elimina, anche per molto tempo, qualsiasi possibilità di contribuire all’aumento del mercato di prodotti di qualità biologica, anche se si continua a raccontare ossessivamente tutte le informazioni positive sul prodotto stesso.

La neocorteccia non sarà mai attiva in modo accogliente a recepire le informazioni che ci sforziamo di raccontare. Il cervello rettile deluso respingerà, come una barriera invalicabile, qualsiasi tentativo di ascoltare le informazioni specifiche, rimanendo inesorabilmente sordo a tutti questi stimoli.

Tutte cavolate…, partirà in modo automatico l’obiezione dei delusi a prescindere, non mi posso fidare…, non mi faccio prendere in giro…., tanto tutto il mondo è inquinato….

Inoltre, se ci pensate bene, la maggiore penalizzazione, sarà proprio per quei prodotti più complicati da raccontare, quelli per cui occorre utilizzare una pletora di informazioni ancora più elevata per fare comprendere la loro Qualità Reale: i prodotti coltivati e trasformati in Italia.

Prodotti che, proprio per la loro artigianalità, non possono essere comunicati e venduti senza le opportune spiegazioni.

Cerchiamo, pertanto, in tutti i modi di dare al mercato la giusta fiducia nelle produzioni biologiche, producendo bene e raccontandoli ancora meglio.

Le storie del biologico nel mondo.

Una attività molto interessante che mi sta coinvolgendo, è quella di aiutare un amico, importatore di prodotti biologici da tutto il mondo a scrivere la storia delle sue esperienze imprenditoriali. In sintesi: la storia delle storie…
Ci sentiamo presto!