LUNGO LA STRADA DELL’ETICA

Tu che sei sulla strada devi avere un codice in base al quale vivere”. Queste sono le sagge parole di una canzone del prodigioso gruppo formato da Crosby, Stills, Nash e Young.

Concetto che si può replicare per chiunque: professionista, insegnante, impiegato, consulente o, anche, solo comparsa della vita. È importante che tutti si affidino a dei valori universali e personali che esprimano esaustivamente la loro personalità, per farsi conoscere e permettendo, quando interessa, una valutazione consapevole.

I valori universali sono la base a cui, soprattutto i professionisti e chi lavora essendo scelto dal cliente, devono adeguarsi, se vogliono essere in sintonia con la società. Solitamente sono duratori nel tempo e non si modificano con “l’uso”, a meno di straordinari cambiamenti sociali.

Molto più variabili sono quelli personali, che definiscono in modo peculiare la persona, soprattutto nella sua etica e nella ricerca delle sue priorità. Più ognuno di noi vive in accordo con i propri valori, più la sua efficacia lavorativa aumenta, così come la propria autostima. La persona diventa migliore, più capace, e anche la società, nella sua interezza, ne ha di conseguenza delle pulsioni positive.

Il consulente aumenterà la sicurezza nei propri atteggiamenti e il cliente non avrà delle sorprese riguardo al proprio senso di appartenenza empatico. La risultante sarà la tempesta perfetta delle idee e della sinergia consulenziale. Quando tutta la squadra ha come obiettivo lo scudetto e lo schema di gioco è condiviso non ci sono problemi di risultati.

Nel business, in realtà, è il cliente il vero direttore d’orchestra del consulente e verrà, in linea di massima, subito attirato dai suoi valori universali. Ma, quando la conoscenza sarà più stabile, entreranno in gioco soprattutto le sfumature dei suoi valori personali. Il valore della parte economica del contratto, in un rapporto etico, sarà, quindi, sicuramente superata da altri fattori più importanti. Il primo sarà quello di considerare il cliente come vorrebbe essere considerato il consulente stesso.

Superando, in questo modo, il vecchio principio biblico che ci ha accompagnato dalla più tenera infanzia, “non fare agli altri quello che non vorresti fosse fatto a te” nel più propositivo e proattivo, tratta gli altri come vorresti essere trattato.

Poco alla volta il codice descritto della canzone dal gruppo musicale, da una basica forma binaria, si articola maggiormente e si adatta a tutte le condizioni da affrontare. Come, ad esempio, onorare gli impegni presi e non cercare delle scorciatoie furbesche. Rispettando sempre e comunque i valori personali e le proprie capacità per raggiungere gli obiettivi.

Questo comporta un mantenimento della propria autostima, che sarà fondamentale per la conservazione dell’impegno preso e della tensione emozionale per il raggiungimento dell’obiettivo per cui si è stati contrattualizzati.

Il mantenimento degli impegni assunti è un obbligo che sembra scontato, ma che quotidianamente abbiamo la percezione diretta di quanto sia utopistico averne la certezza dell’osservanza. Consideriamo il non rispetto alla stregua di un moltiplicatore di tempo perso. Tenendo conto che uno slittamento di pochi minuti, porta alla dilazione infinita di tutti gli impegni conseguenti, in un inarrestabile effetto domino.  

Edward Lorenz fu il primo che, analizzando “l’effetto gabbiano”, in una lungimirante ipotesi nel 1963 si espresse con “un meteorologo mi fece notare che se le teorie erano corrette, un battito delle ali di un gabbiano sarebbe stato sufficiente ad alterare il corso del clima per sempre”.

Vogliamo, noi consulenti, prenderci la responsabilità di modificare il corso della civiltà per un nostro atteggiamento scarsamente professionale?

Ma veniamo ai mezzi non etici per raggiungere gli obiettivi, le desiderabili ma scorrette scorciatoie che tutti abbiamo ricercato fin dai tempi della scuola, rappresentati dagli innumerevoli bigliettini sparsi in tutti gli anfratti con cui affrontavamo i compiti in classe.  

Che erano solo poco etici, quando non creavano danni agli altri, ma assumevano un vestito fraudolente se aiutavano a vincere un concorso o un bando del comune a scapito di altri partecipanti.

Per questo motivo, in un caso analogo di ricerca della scorciatoia scorretta, sono costati sei anni di squalifica a una ciclista belga di ciclocross che, per arrivare prima al traguardo, aveva nascosto un motorino elettrico nel telaio della bicicletta.

La consulenza deve avere delle regole che, vivendo sulla strada della vita e del lavoro, si esplicitano con un codice professionale che ti fa conoscere e riconoscere.