Gli aspetti legali del professionista all’interno della società.

Siamo arrivati alla fine del trittico degli articoli che parlano di etica per i professionisti consulenti.

Dopo quello che argomenta filosoficamente sul concetto di etica con dei valori universali e, soprattutto, di rapporto sociale, come il mantenimento degli impegni assunti, il non utilizzo di scorrette scorciatoie e il rispetto per il cliente in una gestione del rapporto personale. E quello sulle considerazioni normative: l’etica definita e regolata da un decreto legislativo, utilizzando, però, definizioni di massima trasversalità che difficilmente ha senso mettere in discussione, anche perché viene messo al primo posto il bene comune. Siamo arrivati al punto finale di come e perché il professionista debba essere rispettoso delle leggi.

Istintivamente avrei scritto l’articolo utilizzando una sola riga: il professionista deve rispettare le leggi. Non aggiungendo nulla di più.

A mio avviso si tratta di una cosa talmente ovvia, che non avrebbe avuto senso aggiungere nient’altro. Invece, nelle mie ossessive ricerche quotidiane su internet, ho trovato una carta etica scritta da un’associazione di professionisti uniti, in cui sono riportate delle regole di comportamento molto descrittive, che mi hanno particolarmente colpito, proprio perché per me avrebbero dovuto rimanere confinate “nell’ovvio” e, invece, se c’è chi ha pensato dovessero essere esplicitate in questo modo, la situazione è sicuramene più grave di quanto potessi immaginare e, pertanto, degna di particolare attenzione.

La carta etica riporta, in specifico, che i professionisti debbano rifiutare ogni rapporto con organizzazioni criminali, adottare la non sottomissione a qualunque forma di estorsione, usura o ad altre tipologie di reato.

Tutto questo mi sembra, anche se rischio di essere ripetitivo, ovvio, ma perché allora non è anche ben esplicitato che non si deve rubare? Forse perché è una caratteristica di comportamento talmente trasversale che non importa sottolinearlo? Invece, in riferimento ai professionisti sembra sia meglio ben specificare che devono stare alla larga da associazioni criminali! Repetita iuvant direbbero i latini, Honi soit qui mal y pense risponderebbero i francesi

Poi la carta continua, e qui il tutto si fa interessante, coinvolgente e proattivo, affermando che il professionista deve operare non solo in modo statico “non facendo cose scorrette”, ma attivamente “facendo di tutto per impedire le scorrettezze”. Impegnandosi, quindi, a costituire e attivare delle strutture per confrontarsi e collaborare con le altre realtà territoriali, al fine di garantire solidarietà contro tutte le mafie e contro ogni forma di corruzione. Pertanto, i professionisti uniti, o dei loro rappresentanti, agiscono dall’interno della società per cercare di cambiarla, attivando in questo modo il “anche se voi vi credete assolti siete lo stesso coinvolti” che cantava Fabrizio De Andrè.

Non ancora soddisfatti, i professionisti uniti, hanno inserito nella carta etica un attivismo sociale a lungo termine, in cui si impegnano ad affermare la centralità della scuola, dell’università e delle altre agenzie formative e all’impegno alla diffusione di un sapere che valorizzi i giovani professionisti come protagonisti di un processo di educazione permanente alla legalità, alla partecipazione, alla responsabilità, al contrasto del “lavoro nero” e a considerare un impegno costante la tutela dell’ambiente e la prevenzione di ogni forma di inquinamento.

Quindi c’è la conferma esplicita, se ce ne fosse ancora bisogno, che al primo posto negli obiettivi dei professionisti che fanno consulenza, ancora prima degli interessi del singolo cliente, ci sono gli interessi della società nel suo complesso, in uno stravolgimento delle priorità che da decenni (per non dire da sempre) erano universalmente stabilite.

Tutto viene completato, in linea con quanto scritto nei tre articoli sull’etica, che eventuali condotte omissive saranno considerate non in linea con i principi della Carta Etica. Il fare finta di non vedere, perché non sono fatti miei e rischierei di creare nocumento al mio cliente, non sarà ammissibile per un professionista che andrà incontro, quanto meno, a una censura della propria organizzazione professionale.

Qui siamo arrivati, come già detto, alla fine della triade di articoli: dove abbiamo verificato i cambiamenti di valori che, anche in una società molto egocentrica come la nostra, ha avuto un grande sviluppo in senso sociale. Provocando un sensibile passaggio dai valori interpersonali con il cliente, che erano posizionati al primo posto, al rapporto con la società e i suoi valori trasversali, che sono stati sdoganati imperiosamente.

La prossima sfida da affrontare è fare comprendere, anche allo stesso cliente, che questa priorità del benessere comune è un passo in avanti per uno sviluppo sociale condiviso.

Bisognerà lavorarci molto, ma sono convinto che tutto quello che è successo negli ultimi mesi abbia aiutato la comprensione e l’accettazione dell’ineluttabile.