Cherry Plum – Chestnut Bud – Chicory – Clematis – Crab Apple

6. CHERRY PLUM
TIPO PSICOLOGICO (Il supercontrollo)
(Sentirsi fuori posto. Fragile. Percezione esterna e auto percezione per autocontrollo estremo. Ricerca della luce pace interiore. Esplosioni emotive. Gesti estremi).

È una persona ipersensibile. Potrebbe avere avuto, in gioventù, delle esperienze particolari che non ha raccontato per paura di essere punito. Si sente estraneo rispetto al luogo in cui vive e ha la sensazione di essere fuori luogo.
Non riesce a comunicare, difficilmente si sente a suo agio con gli altri, nello stesso tempo ha paura di essere considerato non normale. Ha una notevole forma di autocontrollo per fare in modo che gli altri non si accorgano del suo disagio.
La sua apparente calma cela una grande tensione interna. Nasconde una pena profonda e ha paura, quando la tensione interna diventa troppo forte, di perdere il controllo e di fare del male a se stesso e agli altri. Può, infatti, avere degli scatti d’ira incontrollati. A causa del suo autocontrollo ha spesso una presenza formale costruita e i nervi tesi al limite. Al contrario del depresso, che si sente svuotato di energia, questo tipo psicologico ne ha tantissima repressa che può arrivare a procurare stati mentali alterati.
È portato a cercare un ordine nell’ambiente esterno, per controbilanciare il suo disordine interiore.
La sua principale caratteristica, pertanto, è l’esagerato autocontrollo. È meticoloso, preciso e controllato.
I bambini sono molto sensibili, ma anche molto controllati. Possono esplodere di tanto in tanto con attacchi d’ira e reazioni imprevedibili.
Tendono a digrignare i denti e all’enuresi notturna. Spesso sono bambini superdotati. È importante che possano confidarsi con un adulto che li comprenda e che non li consideri estranei e diversi.
Sono molto portati alla pratica delle arti marziali o dei giochi di ruolo.

FISIOGNOMICA
Ha una fronte ampia e, spesso, presenta due bozzi circolari. Come fossero due corna troncate alla base: potrebbero sembrare due antenne mozze. La forma del cranio ricorda un casco spaziale. Gli occhi sono tesi, come se guardassero il mondo esterno attraverso la visiera del casco. La mimica facciale tende a essere ridotta. La camminata è rigida come se portasse uno scafandro e si scatena in scatti molto veloci al momento della perdita di controllo.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Rosales, Famiglia: Rosaceae, Genere: Prunus, Specie: Prunus Cerasifera.
Il Mirabolano appartiene alla famiglia delle rosacee. È una pianta tipica dell’Europa centrale e orientale e dell’Asia centrale e sud occidentale. In Italia è più diffusa al nord e al centro. Non teme il freddo sopportando temperature minime molto rigide. Si adatta a molti terreni, è apprezzato, non solo per i frutti, ma soprattutto come pianta porta innesti per alcuni tipi di prunus coltivati e per il pistacchio. È utilizzato come pianta ornamentale in parchi e giardini. È un albero dal fogliame deciduo, alto al massimo otto metri. La chioma è globosa, espansa di colore verde chiaro e rosso durante l’estate. Fiorisce tra febbraio e marzo. I fiori, bianchi e luminosi, emanano un profumo dolce ed inebriante. Fioriscono tutti assieme in un’esplosione di bianco sul nero dei rami. I petali sono cinque rotondeggianti, il centro verde diventa rosa con l’impollinazione.
La formazione dei frutti è scarsa, in alcuni anni addirittura assente, quindi può mancare la produzione di semi.
La pianta tende a produrre polloni, facendo partire nuovi steli dalla radice. Il seme contenuto nel nocciolo è velenoso, poiché contiene acido cianidrico, che perderà la sua tossicità nel momento in cui germoglia e si radica.
Il tronco è eretto, spesso composto di più fusti.
La corteccia è di colore bruno rossiccio, liscia inizialmente diventa fessurata e squamata. I rami giovani si mantengono lisci e spesso hanno delle spine all’apice. Le foglie sono decidue, ovate o ellittiche, glabre con apice affusolato e margine seghettato. La medicina popolare utilizzava i fiori, in infuso, come lassativo, diuretico, disturbi renali e debolezza di stomaco.

UTILIZZI
È efficace nei disturbi neurologici. Agisce particolarmente sul sistema nervoso centrale. È il rimedio delle malattie mentali, delle psicosi, delle fissazioni, delle ossessioni.
È utile per gli impulsi alla violenza e gli scatti d’ira molto forti, il morbo di Parkinson, l’Alzaimer e l’autismo. Nei bambini: l’enuresi, i tic nervosi e la balbuzie. La tosse irritativa, l’Herpes zooster, l’Alopecia e le reazioni allergiche.

ANCORAGGIO
BORDER COLLIE.
Me ne frego della curva di Gauss.
Quella stupida forma a campana che mi ha condizionato la vita e continua anche adesso a farlo.
Me ne frego se sono sempre stato ai margini.
Chi dice che la normalità è il giusto è un condizionato, un essere privo di fantasia, che si fa scorrere la vita e non cerca di dirigerla.
Certo, affermano che non vogliono cambiare nulla, che sono contenti così.
In realtà sono convinto che lo dicano perché sono loro ad aver paura dei cambiamenti e non vogliono ammettere che non riescono a mettersi in gioco.
Mettetevi in gioco, stupidi, invece di venire a dire a me cosa devo fare.
Sapete perché mi volete cambiare? Perché avere uno che ragiona in modo differente vi fa paura.
La paura del diverso. Il terrore per chi non è omologato, per chi rischia di farvi venire qualche dubbio.
E voi avete paura dei dubbi. Perché non potete pensare di cambiare idee. Anche perché non sono le vostre idee. Le avete ereditate da chi le ha a sua volta assorbite da chi era senza personalità.
Vi fate condizionare. Io no.
Non sono come voi, non sarò mai come voi, non vorrò mai essere come voi.
Non ho un soldo, non ho un lavoro, non è importante. Non sono come voi.
Sono ai margini della curva di Gauss, anzi forse ne sono al di fuori. Non mi riconosco neanche nel cento per cento. Perché è il cento per cento di morti come voi. Tutti uguali con qualche bionda mèche di stranezza.
Come chi si fa la cresta per essere originale o si riempie di tatuaggi e piercing per ribadire il suo distacco dalle convenzioni. Senza accorgersi che proprio loro sono i più attenti a richiedere l’accettazione dell’immagine, facendosi la capigliatura da gallo che ormai hanno tutti.
O di chi si riempie il corpo di tatuaggi tribali, senza sapere di quale tribù sono stati eletti rappresentanti e che cosa comunicano quel groviglio di segni che si porteranno per sempre.
Me lo faccio sulla spalla così non lo vedo sempre…bene caro coglione, allora vuol dire che vuoi raccontare qualche cosa agli altri, visto che sono loro a poterlo vedere…e se non sai cosa hai scritto, che cacchio comunichi?
Non lo sai…sei ignorante….
E se sei ignorante rimani nella massa…..nel bel mezzo della campana….suoni con lei ….. entri in risonanza….. non esci dalla melodia di cui altri hanno scritto la partitura……. Neanche una nota sei in grado di scrivere ……. Neanche un ritornello da canzone per l’estate, non dico una sinfonia operistica.
Non ne posso più….mi sembra di impazzire…..mi sembra di avere a che fare con un gregge di cretini …… un gregge infinito gestito da pochi cani da pastore.
Dei Border Collie che vi comandano da sempre, vi fanno girare dove vogliono loro, facendovi credere di avere il libero arbitrio…..Cazzo: il libero arbitrio…..mai frase è stata più sputtanata.
Non lo avete neanche per lavarvi il culo….sono i Border Collie che dicono quando, come e con cosa.
Come mi incazzo…..mi viene voglia di ….incazzarmi.
Io non voglio cani da pastore….voglio pascolare dove voglio….con chi voglio…… per il tempo che voglio.
Ma i pascoli sono tutti in proprietà private…..proprietà del gregge e se uno vuole mangiare ci deve entrare.
Io non ci entro….piuttosto non mangio.
Cazzo, non posso stare senza mangiare, non riuscirei vivere. Chi è fuori dalla campana non vive.
Per chi suona la campana?
Non per me.
Per chi suona la campana?
Per il gregge. Anzi hanno tutti la loro campanella al collo, per fare in modo che ricordino sempre che non possono evitare il suono.
Cazzo, come odio il suono delle campanelle.
Lo odio ancor di più dei belati del gregge.
Lo odio ancor di più dei gruppi di pecore che si muovono insieme.
Lo odio ancor di più delle abbaiate dei cani.
Lo odio ancor di più dello steccato che limita la visuale dell’orizzonte. Senza orizzonte l’uomo non vive, senza orizzonte tanto vale fermarsi e morire.
Come sono incazzato……
Sono così incazzato che ucciderei tutte le pecore con la campanella…così rimarrei solo. Rimango finalmente solo.
……cazzo……non sono solo……. con me rimangono……i Border Collie.  

7. CHESTNUT BUD
TIPO PSICOLOGICO (Il cavallo)
(Non impara dall’esperienza. Ripete gli stessi errori. Blocco evolutivo).

È ingenuo, immaturo, con scarso impegno nel presente. Tende a fuggire nel futuro. Tende a rimandare quello che non ritiene nelle sue corde e preferisce occuparsi delle cose che gli piacciono. Quest’atteggiamento infantile non gli fa portare a termine le cose, essendo già interessato a nuovi progetti. Ha molta fantasia e poco contatto con la realtà, a tal punto da essere sbadato e poco affidabile.
Tende a ripetere gli stessi errori, perché mai affrontati in precedenza in modo incisivo, incolpando alla sua sfortuna. Non vuole regole, anche per quanto riguarda la puntualità o le scadenze.
Raggiunge il suo obiettivo non con la conquista del risultato, ma per l’elaborazione del progetto.
Non ha volontà e capacità di osservazione, il presente è limitato al suo mondo.
Non accetta dei consigli perché non interessano, essendo superficiale nella gestione degli avvenimenti.
Anche il rapporto affettivo è spesso deludente perché continua ad affiancarsi a persone a lui non adatte e non è in grado di modificare il proprio atteggiamento. La sua pigrizia gli può far trascurare l’igiene personale e l’abbigliamento.
I bambini sono sbadati, maldestri e mancano di concentrazione. Ripetono gli stessi errori e sono sordi alle continue correzioni. Non ascoltano e dimenticano i compiti assegnati. A scuola non ascoltano l’insegnante e spesso sbagliano. Possono farsi male non essedo attenti agli ostacoli che incontrano. Riescono ad apprendere maggiormente con il gioco. Il problema non è la lentezza a imparare, ma un’eccessiva velocità di apprendimento.

FISIOGNOMICA
Ha un aspetto sempre più giovane rispetto alla sua età anagrafica. Ha una corporatura rotonda e gli occhi sono vivaci e sorridenti. Ha delle mimiche facciali infantili.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Sapindales, Famiglia: Sapindaceae, Genere: Aesculus, Specie: Aesculus Hippocastanum.
Non è un fiore, bensì la gemma dell’Ippocastano bianco, che si apre all’inizio di aprile. Le gemme sono grandi, opposte, rossastre, ricoperte da una sostanza collosa. La gemma apicale è di notevoli dimensioni, la forma è di un cono.

UTILIZZI
Problemi di apprendimento, memoria e concentrazione. Malattie croniche. Disturbi ricorrenti. Handicap. Autismo. Dislessia.

ANCORAGGIO
SETTE.
L’allenamento stava terminando e il nuovo allenatore mi aveva lanciato un altro urlo, decisamente stava tendendo allo stridulo: sette torna indietro, non giochi da solo!
Bene, ancora non si ricorda il mio nome e, da come sta gridando, penso che non se lo ricorderà mai.
Anche quest’anno lo passerò a vedere giocare gli altri.
Come l’anno precedente e quello ancora prima.
Quando mi vedono palleggiare rimangono tutti entusiasti, con il pallone faccio qualsiasi cosa….potrei davvero andare in un circo a palleggiare con le foche…… poi, appena gioco con la squadra, mi rompono le scatole dicendo che sono egoista, egocentrico, ego-qualsiasi cosa, non seguo le indicazioni dell’allenatore e non faccio nulla per gli altri.
Come non faccio niente per gli altri?
E la palla chi la passa a loro facendoli segnare?
Ovviamente io.
Chi ha la fantasia nella squadra?
Ovviamente io.
Invece gli allenatori vorrebbero che tornassi sempre indietro, che corressi come un pazzo per aiutare chi non è capace di giocare.
E chi ce la fa?
Ovviamente non io.
E chi si diverte?
Ovviamente non io.
Siamo dei dilettanti e il calcio deve essere divertimento, non una gabbia che uccide la fantasia.
Sono un dilettante. Ho scelto, appunto, di non diventare professionista per non farmi impedire di volare, altrimenti avrei potuto giocare in categorie differenti, molto più in alto.
Invece tutti gli allenatori che ho trovato in questi anni scimmiottano quelli conosciuti.
Insistono con gli schemi, mi danno delle regole, dei compiti e vorrebbero obbligarmi a giocare in altro modo.
Non ci penso nemmeno: io continuo come ho sempre fatto, divertendomi. E se non va bene così, non mi faranno giocare la partita.
Chissenefrega….
Tanto mi diverto molto di più negli allenamenti, quando la tensione non è così forte e tutti giocano con il sorriso sulle labbra. Non incazzati come la domenica.
Cavolo, l’allenatore non demorde.
Mi viene anche vicino, mentre sto andando negli spogliatoi, per darmi delle lezioni di vita.
Cazzo, lo so che il calcio è un gioco di squadra, lo so che si vince solo in undici e nessuno è così bravo da vincere da solo le partite.
Queste frasi le sento dire da sempre in televisione da cronisti scontati o da allenatori senza fantasia.
Lo so che non è abituato a ripetere le cose e che se non faccio come dice lui non giocherò mai…
Basta, non lo ascolto più…..chissenefrega….tanto gioco in allenamento, non me lo può impedire.
L’allenamento è molto più divertente, la partita mi annoia.
L’allenamento è la scuola d’arte, la partita è l’istituto per geometri.
L’allenamento è il sogno, la partita è la vita.
E io voglio sognare……per questo ho sulla schiena il sette.


8. CHICORY
TIPO PSICOLOGICO (La mamma)
(Controlla tutto. Invadente specie con i figli. Ricatti morali).

È affettivamente insaziabile, ha paura di non ricevere abbastanza amore o di perderlo. Ha una forte forma di attaccamento agli affetti e alle cose. Dagli affetti richiede attenzione e presenza, essendo tutto concentrato su se stesso. Passa da un amore eccessivo a forme di autocommiserazione per attirare l’attenzione. Spesso una malattia diventa il mezzo per tenere tutti intorno a sé.
È la madre invadente che lega i figli a sé con molti tentacoli: li domina e li soffoca, dicendo che è per il loro bene. È permaloso e si offende facilmente se l’altro non fa quello che dice lui e può arrivare a utilizzare ricatti e imposizioni.
Gode del suo potere sull’oggetto delle sue attenzioni e può arrivare a spiare la presenza di un possibile competitore. Inoltre, ha una grande soddisfazione quando si sente utile.
La caratteristica di questo tipo psicologico è l’amore possessivo.
È un tipo psicologico dominante: se ti ama, sei suo fino alla fine, se sei un suo nemico, non hai scampo.
Non tollera la fine dei rapporti, avendo nel caso un atteggiamento infantile.
Cerca il coinvolgimento emotivo; parlando molto e ascoltando altrettanto crea un rapporto privilegiato che sfocia, appena ottenuto, in un egocentrismo manipolatore e possessivo. Ama il contatto fisico.
Non ha la consapevolezza della sua invadenza, che scambia per amore.
I bambini non riescono a staccarsi dalla mamma e fanno qualsiasi cosa per essere al centro della sua attenzione e del suo affetto.
Hanno bisogno di presenza e molto contatto fisico, ma è importante non lasciarsi troppo coinvolgere quando esagerano.

FISIOGNOMICA
Il naso è un po’ adunco e l’aspetto generale ricorda una chioccia. Ricorda un po’ la strega delle fiabe, comprese le mani, che utilizza come artigli.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Asterales, Famiglia: Asteraceae, Genere: Cichorium, Specie: Chicorium Intybus.
La Cicoria comune appartiene alla famiglia delle Asteracee. È comune in tutto il mondo, cresce dalla pianura fino a 1200 metri. Preferisce un suolo sassoso con ph neutro o alcalino calcareo che conferisce il colore azzurro ai suoi fiori. Con terreni o ambiente acido i fiori hanno delle tonalità rosa. Morfologicamente è dipendente anche dalla fertilità del terreno, se è ricco, la pianta è rigogliosa, altrimenti è dura e legnosa.
È alta da 20 a 150 centimetri. Il ciclo biologico di solito è perenne, ma può diventare anche annuale.
Fiorisce da luglio a settembre. L’infiorescenza è formata da diversi fiori delicati riuniti in capolini, posizionati all’ascella delle foglie dello stelo. I capolini sono formati da fiori di tipo ligulato. I capolini sono fotosensibili: si chiudono a mezzogiorno e si riaprono nel tardo pomeriggio.
Ogni fiore produce un seme, quindi i capolini ne producono molti che vengono lasciati cadere al suolo. Il fusto è robusto ed eretto, la superficie è coperta da peli e l’interno è cavo. Il rizoma contiene un lattice amaro e termina in una radice affusolata conica di colore bruno scuro. Le foglie basali sono grandi, pelose e dentellate e si estendono orizzontalmente.
La medicina popolare utilizzava le radici e le foglie con il decotto o tintura vinosa, come depurativo per l’organismo, e le foglie in infuso come rinfrescante, emolliente.

UTILIZZI
Si usa per le ritenzioni e le congestioni. Agisce sul fegato con un’azione detossinante e sui problemi ginecologici.
Può essere utile nell’asma bronchiale e nelle allergie.

ANCORAGGIO
LA PIANURA.
Non so perché sono arrivato a questo punto, non so da dove sono partito, non so che strada ho percorso. Ma adesso sono qui, in riva al piccolo specchio d’acqua che conosco molto bene. Che mi ha accarezzato da bambino e che ha raccolto i miei sogni nel momento della mia voglia di scappare.
Sono le acque nere e sporche di uno degli ultimi maceri di questa terra calda, umida, fredda e scontrosa. Di questa terra che mi ha generato, cresciuto e scacciato, indicandomi la porta d’uscita e, appena avviato, mi ha girato le spalle, indifferente, impegnata in altre faccende.
Sono però tornato in questa terra livellata da un dio senza fantasia, schiacciata dai molti contadini morti nei secoli e, ora, scossa dal terremoto, che ha risvegliato il mio senso di appartenenza e la voglia dei ricordi.
Sono tornato dopo tutti questi anni passati in metropoli non gestibili, parlando e ascoltando la lingua dei liberatori dal nemico mondiale, ma collusi con il potere assoluto.
Ho imparato la lingua, con cui ho parlato, litigato, sognato, rinnegato e dormito.
Mi sono integrato nel nuovo mondo e nel nuovo modo di vivere.
Non era rimasto più niente, il sacco era vuoto, la mente altrettanto, e il cuore batteva con un ritmo meno popolare.

Il terremoto, però, ha scosso la terra. La mia terra e non potevo non tornare, riavvolgendo la corda del mio yo-yo.
Ora sono qui, dopo le macerie, i pianti e le convinzioni.
In riva al buco pieno d’acqua e di rimpianti.
In qualche molecola ci saranno ancora delle particelle delle mie lacrime. Eppure l’acqua sembra stata cambiata, meno allegra, molto meno allegra.
Ormai saranno decenni che nessuno ci entra. La pioggia ha continuato a riempirlo per nessuno.
Non c’è più la canapa, mancano le persone, si sono allontanati anche i cani e le galline.

Al momento della scossa l’acqua avrà abbandonato la sua immobilità, il piano lucido e levigato sarà diventato ondulato, increspato, avrà incamerato l’ossigeno per il suo respiro da sempre bloccato, trattenuto, ansioso.

Mi tolgo le scarpe e faccio un passo avanti.
L’acqua è fredda, come allora,
La riva è scivolosa, come allora.
Le piante mi solleticano, come allora.
Piego le ginocchia e mi lascio andare.
L’acqua mi avvolge e mi guida verso il centro del buco.
Nuoto senza fretta e senza sforzo. Sono in mezzo. Mi fermo.
Mi giro di schiena.
Le stelle sopra di me…le stesse di allora. Diverse da quelle che ora conosco.
Sono tanti puntini che non si possono unire.
E invece sì, ci riesco. Aspetta…cosa salta fuori? Allora una T, poi una H seguita da una E. A destra cosa appare? Un’altra E…..ho capito. Infatti una N seguita velocissima dalla inevitabile D.
Strano, la mia lingua non è questa, ma ho capito.
Mi giro, metto la testa sott’acqua. Smetto di nuotare e bevo l’acqua con le mie lacrime.
Sono tornato a casa…..non sono mai andato via.
E vado giù.

9. CLEMATIS
TIPO PSICOLOGICO (Testa tra le nuvole)
(Vive una realtà propria. Soffoca chi gli sta vicino per l’appoggio continuo. Distrazione. Chiusura ermetica per la realtà quotidiana che vive con grande difficoltà).

Ha scarso interesse per il quotidiano e spera in un futuro migliore. Fugge nel futuro in un mondo di sogni e fantasia. Ha grande creatività e ama la bellezza e l’armonia, che non trova nel presente. Da questo, la sua fuga nel futuro. Si rifugia nella propria immaginazione che non lo tradisce. Può avere capacità artistiche e medianiche.
Non ha interesse per la materialità, che considera troppo lontana dalla sua filosofia di vita. Non ha, di conseguenza, alcun senso pratico e, spesso, cerca di circondarsi da chi lo può aiutare in tal senso.
Vive nel disordine, con notevole dispendio di energie a causa del suo scarso adattamento.
A causa, appunto, di questo suo desiderio di fuga, può essere attratto dalle droghe, soprattutto quelle che alterano l’attività mentale. Cura molto la propria immagine attraverso gli abiti e la cura del corpo.
È affascinante e coinvolgente, però non riesce a mantenere a lungo il rapporto, perché distaccato e assente.
Non è molto vitale, ha bisogno di luce e di sole. Ha molte difficoltà a combattere le battaglie della vita.
I bambini si svegliano con difficoltà, sono distratti, perdono le cose, urtano contro gli spigoli e inciampano. Tendono a non avere molto appetito, hanno una carnagione pallida e le estremità fredde.
Dovrebbero essere richiamati alla realtà con attività che li riconnettano con il presente.

FISIOGNOMICA
Sguardo sognatore, un po’ assente. Il viso è ovale ed esprime dolcezza. È difficilmente individuabile dalle forme fisiche, non avendo molta affinità con la materia. Il suo modo di fare sognante, è la migliore indicazione del tipo psicologico.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Ranunculales, Famiglia: Ranunculaceae, Genere: Clematis, Specie: Clematis Vitalba.
La Vitalba appartiene alla famiglia delle Ranuncolaceae. È una pianta perenne rampicante, molto comune. In Italia è presente sul tutto il territorio, fino ai 1300 metri. Cresce su terreni calcarei ed è considerata una pianta infestante. Fiorisce da luglio a settembre, i fiori sono raggruppati all’ascella delle foglie superiori e sono di colore bianco e formati da 4 o 5 tepali raggiati. Si aprono fino ad arrotolarsi verso il basso. Il profumo è di vaniglia. I frutti sono piccoli acheni scuri con un’estremità piumosa e sono diffusi dal vento. I grappoli d’infruttescenze formano dei batuffoli che sembrano di bambagia, che restano sulla pianta per tutto l’inverno. I semi, pelosi, hanno una parte appuntita che penetra nel terreno per radicare. Il fusto è legnoso a forma di liana, che può raggiungere anche i 20 metri di lunghezza. Si appoggia ad altri alberi, mancando una struttura interna di sostegno.
La radice è spessa e tozza, che scava in profondità in una roccia friabile. È velenosa e può, in caso di contatto, provocare irritazioni cutanee.
Un tempo erano consumati i giovani germogli, mentre le foglie venivano utilizzate dalla medicina popolare, come diuretico e analgesico perché non si conoscevano ancora le potenzialità tossiche di questa pianta. Infatti l’uso domestico è ormai abbandonato da tempo, perché a dosi elevate può anche provocare la morte.

UTILIZZI
Ristabilisce la circolazione energetica: estremità fredde, geloni, anemia, lipotimia. Si utilizza nello svenimento, nel coma, nell’epilessia. In caso di scarsa memoria e difficoltà di concentrazione, soprattutto nel momento di preparazione agli esami.

ANCORAGGIO
IL PARACADUTE.
Le persone continuavano a fluire nelle quattro stanze che contenevano i quadri della pittrice. Era uno sciame di uomini e donne che si avvicinavano tra loro o si allontanavano con un andamento da molecole gassose contenute nel contenitore dell’arte.
I quadri erano stupendi, fiori che, colorati sulla tela, mantenevano la loro vitalità quasi fossero estratti per Fiori di Bach.
L’effetto era straordinario: la luce usciva dai quadri proiettando il sole sul soffitto, in una sorta di sintesi clorofilliana a marcia indietro.
La pittrice osservava la scena con un sorriso stampato sul viso delicatamente ovale, le labbra lo formavano all’interno di una cornice di quel delicato rossetto che non stonava sulla carnagione molto pallida.
Dietro al sorriso c’era una felicità infinita, una soddisfazione che nessuna parola avrebbe potuto descrivere. Ci avevano provato un po’ tutti, ognuno di loro pensando di avere, con le parole dette, cambiato il corso del sistema solare.
Tutti erano stati banali, scontati, ovvi e sinonimi vari.
Il sorriso non era, però, fuggito dalle labbra. Non era stato formato dall’esaltazione del momento, ma dalla pasta madre della consapevolezza, che era lievitata in tutti gli anni di studio, delusione, speranze che avevano preceduto quell’evento.
Tutte emozioni che avevano percorso la sua mente e la sua mano creativa. Senza testimoni eccetto i pennelli e il suo compagno, che ora era appoggiato alla parete di fronte e la stava guardando. Anche se il verbo guardare era sicuramente limitativo. Più corretto sarebbe stato: adorare.
La giornata finì. O meglio, la giornata fisica terminò, mentre quella delle emozioni non si sarebbe mai più privata del sole.

Sulla terrazza della loro casa la pittrice e il suo compagno guardavano il mare e il piccolo porto sulla loro destra.
“Finalmente posso piangere” incominciò il compagno.
“E perché?”.
“Ti stupisci? Sei bravissima, unica. Sono orgoglioso di te e incredulo della fortuna che mi è capitata”.
“Tu fortunato? Ma se mi mantieni da dieci anni. Se sono arrivata a questo punto lo devo solo a te. Al fatto che mi sei sempre stato vicino, mi hai convinta che potevo arrivare a tanto, che i miei non erano solo sogni di chi non riusciva a crescere”.
“Io ho fatto quello che avrebbe fatto chiunque. È imparagonabile. L’arte è di pochi. È come paragonare un cantante lirico a un ragioniere”.
“Ancora non riesci a capire? Ci penso io. Domani andiamo a fare Parasailing, ho già prenotato paracadute e motoscafo”.

Il giorno dopo la pittrice si fece mettere l’imbragatura, legare al motoscafo e partirono. Il compagno entrò subito nel gioco e si divertì a guidare sotto il sole. Fece delle traiettorie ondeggianti, andò verso il sole, rallentò fino a che la pittrice toccò le onde con i piedi e poi accelerò fino ad alzarla quasi verticale. Il gioco andò avanti per molto tempo, finché tornarono al porto.

La pittrice si tolse lentamente l’imbragatura poi si girò verso il compagno che si stava avvicinando con un pezzo delle corda che l’aveva tenuta ben salda al motoscafo.
“Ora ho capito. Ti dono il mio amore”. Disse, porgendole la corda.

10. CRAB APPLE
TIPO PSICOLOGICO (L’antibiotico)
(Bisogno di pulizia interiore ed esterna. Non accetta la parte oscura, “si sente sporco”. Lavaggi troppo frequenti. Sterilizza posate ecc. Evita contatti fisici. Scostante per schermarsi da situazioni contaminanti).

È una persona sensibile, cristallina, trasparente, pulita, coscienziosa e con un forte senso della perfezione. Ritiene che l’errore o la parte scura di sé sia una macchia indelebile. Cura i dettagli quando organizza le cose e quando comunica. Ha un complicato rapporto con la sua parte corporea. Non si piace e prova vergogna e ripugnanza per un suo difetto fisico. Può avere atteggiamenti compulsivi che lo portano a lavarsi e a pulire continuamente, assorbendo, per sua natura, tutte le impurità ambientali.
Ha aspetti egocentrici e tende a scoraggiarsi se il risultato non è quello che si aspetta. Tralascia le problematiche importanti per concentrarsi su piccoli malesseri o imperfezioni fisiche.
Ha un grande bisogno di ordine e pulizia e ritiene sporche tutte le funzioni che considera inferiori come il cibo, gli aspetti sessuali e di escrezione corporea. Ha bisogno di luce e di sole.
I bambini amano lavarsi e pettinarsi. Sono molto attenti agli abiti che indossano che devono essere puliti e stirati. Hanno paura delle ferite, del sangue e di tutto ciò che è cruento. Si vergognano di mostrarsi svestiti, non vanno in bagno fuori casa e sono schizzinosi. In genere sono timidi e insicuri.
Hanno bisogno d’incoraggiamenti e di prendere contatto con la loro parte materiale e con l’ambiente in generale. Occorre cercare di limitare la loro parte eccessivamente precisa.

FISIOGNOMICA
La persona Crab Apple è sempre ordinata, pulita e attenta ai dettagli. È molto sensibile, fino ad arrivare a essere sensitiva. La fronte è ampia e il naso appuntito.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Rosales, Famiglia: Rosaceae, Genere: Malus, Specie: Malus Pumila/Malus Sylvestris.
Il Melo selvatico appartiene alla famiglia delle Rosacee. È originario dell’Europa e del Caucaso. È presente in tutta Italia. Vegeta isolato, ama la luce e avere dello spazio intorno. È un piccolo albero di 6/7 metri e può arrivare al massimo a 10 metri. Fiorisce tra aprile a maggio. I fiori sono ermafroditi riuniti in gruppi di 5 o 6 di solito all’apice di giovani getti. Il calice è peloso, la corolla ha 5 petali a stella bianchi o con macchioline rosa, esternamente sfumati di rosa.
I boccioli dei fiori sono di un rosa intenso e il profumo è delicato.
I frutti sono le mele selvatiche che resistono per tutto l’inverno senza marcire.
Il fusto è storto e bitorzoluto con la corteccia che da giovane è grigio chiaro, con sfumature rossastre, mentre da adulta è grigio scura e grinzosa. È l’habitat principale del vischio.
Le radici restano a livello superficiale, non penetrando nel terreno. Le foglie sono caduche, alterne e semplici di colore verde scuro, lucenti e glabre superiormente e più chiare e pelose inferiormente.

UTILIZZI
Si utilizza per purificare su tutti i piani: fisico, mentale, emozionale. È considerato l’antibiotico dei Fiori di Bach e agisce sulle infezioni di tutti i tipi. È depurativo, antisettico, drenante.

ANCORAGGIO
LA SCALATA.
FRRRRR.
Come mi piace sentire il rumore della corda che striscia attraverso il moschettone. Si adatta perfettamente al canto del vento che gratta la parete della montagna che sto scalando.
FRRRRR.
Continuo a salire, nella trasparenza dell’aria, nell’asetticità della roccia, nella purezza dei pensieri che mi accompagnano nel viaggio verso l’alto.
Una scalata che mi fa abbandonare la contaminazione della pianura, il raccoglitore di tutte le scorie materiali e mentali dell’umanità.
Il peso specifico dell’aria è la discriminante. Tutto quello che è superiore si deposita in basso, nella pianura che raccoglie lo scarto. Quello che, invece, è inferiore si eleva sempre di più negli spazi nobili. E non basta, le poche molecole sporche che si alzano, approfittando della leggerezza della trasparenza, sono riportate verso il basso dalla pioggia che pulisce anche le parti più sottilmente sporche.
L’altezza è purezza, armonia, tranquillità, pace. Il Paradiso.
Il basso è sporco, scuro, negativo, ansioso. L’Inferno.
FRRRRR.
Passo dopo passo, mi allontano dallo scuro per arrivare al trasparente. All’ambiente che non ha ancora avuto contaminazione con l’aspetto più materiale dell’umanità.
Annuso l’aria. È limpida.
La sento attraverso i pori della pelle. La assorbo nei polmoni. Ossigena il sangue. Toglie la maledetta anidride carbonica.
M’immergo completamente negli ioni negativi, che mi elettrizzano l’epidermide.
FRRRRR.
Le rocce sono sotto le mie falangi, che le brancano come pulsanti del mio ascensore mentale.
Sono sotto le suole degli scarponi, sono i gradini della mia elevazione.
Contro il mio cuore, calvario della mia via crucis.
FRRRRR.
Sono quasi arrivato alla vetta.
Ancora qualche passo e avrò una visione a 360 gradi della purezza. Sarò completamente circondato dall’aria fresca, incontaminata e dai pensieri esenti dal grigiore della vita.
Mi lascerò alle spalle l’uomo e arriverò a Dio.
STAAAC.
Slaccio il moschettone e supero l’ultimo ostacolo.
Respiro forte. Chiudo gli occhi. Respiro ancora. Li riapro.
Mi giro tutto attorno. Guardo verso l’alto. Vedo solo azzurro, non c’è altro.
Mi dà fastidio anche il bianco sporco della roccia sotto i miei piedi. Anche la macchia un po’ più scura della roccia in fondo.
Voglio solo l’azzurro.
Chiudo ancora gli occhi. Respiro. Uno. Due. Tre volte.
Riapro gli occhi. Sono pulito. Puro. Depurato.
Che fastidio quella macchia più scura.
Che tipo di roccia è? Voglio solo purezza.
Mi avvicino. Cos’è?
Mi avvicino. COS’E’?
Un sacchetto? Un sacchetto di cosa? Di merendine.
NOOOOOOOOOO!!!