Fiori di Bach

CONSIDERAZIONI DELLE 5 DEL POMERIGGIO
Il momento della tesi, per definizione, è quello delle conclusioni, delle riflessioni, del saluto al pubblico prima della definitiva calata del sipario. Un attimo di elaborazione interna, che precede il gradino seguente dell’evoluzione personale.
In questo punto della filiera della vita ci sono già passato, oltre trent’anni fa, in condizioni completamente differenti.
Stavo finendo un percorso scolastico che non sentivo mio (la Laurea in Scienze Agrarie), che avevo iniziato perché il mio atteggiamento di rifiuto e di noia, che la vita mi procurava, aveva reso impossibile il proseguimento di quello che, soprattutto l’ambiente familiare, mi aveva indicato da sempre come il mio obiettivo: Ingegneria.
In questi ultimi anni ho spesso ripetuto che fare Agraria quando non interessa nulla, è possibile, Ingegneria no.
Per fortuna, aggiungo con le conoscenze acquisite in questi ultimi tempi, perché ora sarei un Ingegnere depresso, acido e arido. Invece sono un laureato in Scienze Agrarie…..depresso, acido ed arido.
È molto differente….

Inizio a scrivere la tesi…..
Le tesi universitarie trent’anni fa si dividevano in sperimentali e compilative. Con le prime ci s’illudeva di cambiare lo sviluppo mondiale, richiedevano molto tempo e altrettanto impegno e spesso erano pubblicate dai relatori per fare carriera universitaria. Ovviamente questa pubblicazione era fatta prima della discussione della tesi, per cui il laureando ne doveva incominciare un’altra. Le compilative non erano altro che una raccolta di dati con elaborazione seguente e discussione delle scontate conclusioni che si riuscivano ad ottenere. Erano snobbate dal gotha dei laureandi, soprattutto quelli che erano convinti di poter cambiare il mondo.
Ovviamente optai per la tesi compilativa e scelsi come relatore un professore al massimo della carriera e a due passi dalla pensione.
E qui mi fermo con i ricordi, anche perché ritengo che un elenco di dati sulle falde freatiche dell’Emilia Romagna riscuoterebbe ben poco interesse.

Inizio a scrivere la tesi…..
È la seconda volta che mi fermo davanti alla carta bianca (allora) e al monitor del computer (adesso) per scrivere le parole che mi permetteranno di chiudere anche l’ultima porta della scuola.
Guardo lo schermo e incomincio a scrivere.
La tesi che state per leggere sarà in parte compilativa e in parte sperimentale….com’è possibile questo? Lo vedrete continuando a girare le pagine di questo volume.

Inizio a scrivere la tesi…..
Sembra tutto uguale ad allora…..eccetto ovviamente il mio aspetto estetico e il cambiamento di qualche spettatore. Invece c’è una cosa molto differente, che caratterizza questa fine di percorso formativo: la consapevolezza. Trent’anni fa mi facevo trascinare dalle aspettative di altri. Ora sono io che decido (o almeno sono convinto di farlo) riguardo ai miei obiettivi.
La consapevolezza di quello che voglio, di quello che non voglio, di quello che vorrei e che vorrò. La consapevolezza che è propedeutica al desiderio di mettermi in gioco: ho iniziato la scuola dicendo che non avrei mai fatto il Naturopata, la finisco pensando che ho fatto e continuerò a fare un percorso che mi farà diventare uno dei possibili Naturopati. Pensando che in realtà il Naturopata non sia una figura professionale, ma una filosofia di vita che serve per se stesso e, in alcuni casi, anche per gli altri.
Un Naturopata che cerca di entrare nel Ciclo Circavitano delle persone e di aiutare a modificarne qualche punto della circonferenza che rappresenta la lunghezza della vita.
Ho inventato, molto immodestamente, il neologismo Ciclo Circavitano per raffigurare graficamente la vita: non è altro che una circonferenza di diametro variabile, collocata nello spazio cartesiano dell’infinito e i cui singoli punti sono pesantemente condizionati dall’ambiente circostante.

Sono stati tre anni di ricerca e scoperta. Di curiosità e divertimento. Di emozione e commozione. Di stupore e conquista….ed è solo l’inizio.

Un bacio alle signore, una stretta di mano ai signori.

…..Ho finito di scrivere la tesi.
Dall’entusiasmo sono passato al pensiero ossessivo in breve tempo. Devo finire. Devo farcela. Non posso cedere. Devo concludere per settembre…..per metà ottobre……per la fine di ottobre.
Ce l’ho fatta.
Ce l’ho fatta, lo confesso, soprattutto per me.
Sotto i piedi ho il presente, davanti ho il futuro, dietro ho una porta chiusa.