Honeysuckle – Hornbeam – Impatiens – Larch – Mimulus

16. HONEYSUCKLE
TIPO PSICOLOGICO (Giano bifronte)
(Una faccia rivolta al futuro una al passato. Vive nel passato. Nessuna evoluzione interiore. Il ricordo inebria come il profumo del fiore toglie lucidità).

Ha uno scarso interesse al presente, vivendo nel passato. Vorrebbe rivivere le esperienze passate, che ritiene felici e irripetibili. Preferisce avere tutto sotto controllo, quindi ricordi senza sorprese, alle sorprese che potrebbero arrivare dagli avvenimenti del presente.
In questo modo la persona è statica, non ha interessa alla crescita o a fare nuove esperienze. Rifiuta i normali cambiamenti della vita.
Si culla nei ricordi e vive nel rimpianto e nella nostalgia. Non assapora la vita e i suoi piaceri. Non esce ad elaborare il lutto della perdita delle persone amate, rimpiange quelle che lui ritiene le opportunità perdute e i sogni non realizzati. Vorrebbe fermare il tempo e le normali trasformazioni fisiologiche del corpo.
Si dimostra chiuso, malinconico, infelice e bloccato negli sviluppi personali.
I bambini sono mammoni, piangono e non vogliono alzarsi per andare a scuola. Abbandonano malvolentieri il latte materno, il ciuccio e il biberon. Quando sono in vacanza, hanno il desiderio di tornare a casa.
Non bisogna avere troppo accondiscendenza riguardo al desiderio di non abbandonare il ciuccio e il resto, altrimenti si rischierebbero dei ritardi evolutivi.

FISIOGNOMICA
È magro, asciutto, rigido di schiena. La pelle può essere secca e lo sguardo spento e malinconico. È appassionato di storia e di oggetti antichi.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Dipsacales, Famiglia: Caprifoliaceae, Genere: Lonicera, Specie: Lonicera Caprifolium.
Il Caprifoglio appartiene alla famiglia delle Caprifogliacee. È una piante legnosa, rampicante, perenne, con fusti volubili che si arrampicano sulle altre piante e gambi penduli. Cresce nei boschi caducifoglie. Vive in terreni limosi, sabbiosi o sassosi, poveri di calcare. Può arrivare a ricoprire completamente anche alberi fino a 6 metri di altezza. Riesce a sopravvivere solo in presenta di sufficiente luce, che cerca andando verso l’alto.
Fiorisce a giugno e luglio, i fiori sono riuniti in fascetti al centro delle foglie superiori, esternamente di rosso vivo. I boccioli sono chiusi, tubulari, rigonfi all’apice, color crema; sono formati da 5 petali fusi nel senso della lunghezza.
All’apertura mostrano l’interno che è di colore bianco avorio. Il profumo è intenso, maggiormente di notte, e riesce a stordire chi lo annusa. L’impollinazione avviene attraverso le farfalle notturne: le Falene. Il giorno dopo l’interno del fiore diventa giallo scuro. I frutti sono bacche rosse, carnose e raggruppate all’estremità del gambo. Le foglie sono caduche, verdi sopra e glauche sotto.
Nella medicina popolare era utilizzato come diuretico, contro la gotta, come sudorifero, nei disturbi epatici. Le foglie e i fiori hanno proprietà antispasmodiche, emollienti, espettoranti.

UTILIZZI
Agisce quando si tornano a manifestare delle problematiche già, apparentemente, superate. In caso di non accettazione dei cambiamenti fisiologici (ad esempio la menopausa) o di lutti. Nella riabilitazione. Nel caso di regressioni in genere. Dolori alle gambe e contratture muscolari.

ANCORAGGIO
SABBIA.
Il movimento dei piedi era regolare e cadenzato, compatibilmente allo sprofondare nella sabbia.
Era rossa, non troppo grossolana e manteneva le impronte, come calchi del passato. Era lì da milioni di anni e nulla lasciava pensare a un cambiamento dello stato delle cose. Era lì ad aspettare che milioni di piedi, umani e non, lasciassero delle tracce sulla sua superficie. Le stesse tracce che si potevano vedere volgendo lo sguardo dietro la schiena della persona che stava camminando.
Sabbia davanti e dietro. Una superficie ondulata rossastra che sembrava infinita e si poteva dire, per la piccolezza del soggetto che stava avanzando faticosamente, che lo fosse.
Il piede spingeva verso il basso, trasferendo la sua energia sulla superficie dei milioni di granelli di sabbia che lo sostenevano. Questi si arrotolavano tra loro, giocavano con l’invisibile rugosità in cui erano contenuti e disperdevano questa forza internamente, ammortizzandola e rendendola appena sufficiente alla progressione.
L’impegno era molto, ma il risultato, sicuramente, imparagonabile.
Il vettore della forza, come le lancette di un orologio energetico, giravano in senso orario e, dopo l’iniziale direzione anteriore, ruotava verso il basso e posteriormente.
Il movimento, però, continuava. Passo dopo passo, sudore dopo sudore.
Un’orma dopo la precedente, dopo la seguente.
Un pendolo che ticchettava armonioso. Tic, passo. Tac, passo.
Orma dopo orma.
Avvallamento dopo avvallamento.
La superficie ondulata coperta di piccoli crateri, lungo una linea retta.
Un binario a scartamento ridottissimo che proviene dall’infinito remoto e va verso l’infinito prossimo.
La persona sa che basta girarsi e il binario lo riporterebbe alla partenza.
È una sicurezza, sa come tornare indietro anche in questo deserto di sabbia.
È una sicurezza, il conosciuto è più conosciuto dello sconosciuto. Non ci sono dubbi.
Lo sconosciuto potrebbe essere migliore del conosciuto? Certamente, ma perché rischiare?
Camminiamo pure, ma è importante tenere i contatti con le emozioni che già ti appartengono, con le tue certezze.
La persona che cammina, continua a farlo. Orma che segue orma.
Il cammino però è un po’ meno armonioso, meno lineare, più a scatti. Addirittura si ferma, torna indietro, continua, si gira, si rigira. Bene o male va avanti. È sicura e corricchia, un po’ meno sicura e va al passo, insicura e si ferma.
Spesso gira la testa e guarda le orme, ci sono. Bene, male che vada posso tornare indietro.
Passo dopo passo.
Improvvisamente si alza il vento. È una brezza. Non lo ferma. Continua ad avanzare, con gli occhi socchiusi dai granelli che svolazzano in aria.
Prosegue, contro vento, in mezzo al rotolare della sabbia tra i piedi, le gambe, il torace, il collo, la bocca, la testa.
Il vento diventa più forte, ma lei avanza. Il vento contro il torace. Contro il cuore. Fa fatica a respirare. La sabbia nella bocca, nelle narici, tra i capelli. Granelli che la ostacolano, ma non la fermano.
Cammina ancora, non si ferma. Ne avrebbe voglia, ma non si ferma. Sa che se si ferma finirà sotto la sabbia, coperta da tutti quei granelli.

Improvvisamente il vento cessa la sua corsa, i granelli diventano meno invasivi, meno arroganti. Tornano sulla terra, dov’è il loro posto.
La persona continua a camminare, ora è più facile. Gli ondeggiamenti della superficie sono calati, la sabbia è più compatta, i piedi sprofondano meno, le orme meno profonde.
Già, le orme.
La persona si gira indietro, i segni del suo passaggio terminano dopo pochi metri.
Il vento ha spazzato via tutto, come fa lo straccio con i segni del gesso sulla lavagna.
Sicuramente qualche molecola rimane, impercettibile, a ricordare le antiche frasi scritte. Non bastano, però, per leggerle, è rimasta solo la loro energia, la loro forza emotiva.
Anche sulla sabbia non bastano per tornare indietro. Sono rimasti i ricordi, non la via per tornarci.
La persona si ferma, impaurita. Non sa cosa fare.
China la testa. Poi sorride.
E allunga la gamba.
Per lasciare altre orme. Tutte in una direzione.

17. HORNBEAM
TIPO PSICOLOGICO (Il caffè)
(Stanchezza mentale. Scarso entusiasmo routine quotidiana. Situazioni di stress elevate).

È incerto, non crede di farcela a svolgere tutti i suoi impegni perché si sente stanco con l’energia bloccata. Il mattino già si alza con il pensiero di non riuscire a organizzarsi per la giornata e non potrà, quindi, completare tutti gli impegni prefissi. Invece, durante l’esecuzione, si rende conto di riuscire a portare a termine gli obiettivi.
La sensazione di stanchezza è percepita prima dell’impegno. È una stanchezza mentale, perché, se riesce a superare il primo momento, torna a circolare l’energia. Vorrebbe rimandare l’inizio di ogni impegno, ma più rimanda e più sente la stanchezza. Il suo impegno non è dovuto alla convinzione, ma a un dovere, alla routine. Manca la spinta emotiva. A un Hornbeam la vita appare grigia e priva di significato.
Se arrivano nuovi stimoli, cambia la prospettiva e la vita appare molto più interessante.
Solitamente è poco interessato al sesso e al cibo, preferisce degli stimolanti per far scorrere l’energia.
Il bambino tende a essere stanco, svogliato, inappetente e poco vitale. La mattina ha difficoltà ad alzarsi e non ha curiosità riguardo alle materie scolastiche. Non ha molte idee e tende a fare sempre gli stessi giochi, stancandosi immediatamente. Non riesce a tollerare i ritmi eccessivi e stressanti. Ha bisogno di ricevere nuovi stimoli, senza essere caricato eccessivamente d’impegni.

FISIOGNOMICA
Il corpo è privo di tonicità, con atteggiamenti mollicci. La sua concentrazione è più sul problema di iniziare a fare qualche cosa che sull’impegno vero e proprio.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Fagalales, Famiglia: Betulaceae, Genere: Carpinus, Specie: Carpinus Betulus.
Il Carpino Bianco appartiene alla famiglia delle Betulacee. È un albero deciduo diffuso nell’Europa Centro meridionale e nell’Asia Minore, che raggiunge i 15-20 metri di altezza. Ha una chioma folta e arrotondata che vive fino ai 1000 metri preferibilmente su terreni freschi, sciolti e fertili con sufficiente umidità, ma ha una grande capacità di adattamento. È un albero molto robusto che resiste alle avversità atmosferiche. Ha una naturale tendenza ad assieparsi, fondendo i rami. Fiorisce tra marzo e maggio, secondo l’altitudine. I fiori dei due sessi sono sulla stessa pianta, quelli maschili sono riuniti in amenti lassi e penduli di colore giallastro con squame rossastre, i fiori femminili sono riuniti in amenti brevi, eretti o orizzontali e sono posti all’apice di getti terminali, hanno brattee verdi e due stigmi di colore rosso porporino. I frutti sono acheni ovoidi protetti da brattee membranacee verdognole trilobate e riunite in grappoli penduli. Il tronco è scanalato e cordato a sezione irregolare, con corteccia liscia e sottile. Le foglie sono semplici e distiche, con un breve picciolo e lamina ovato oblunga con margine doppiamente seghettato ed apice acuto. Con forti nervature, verde scuro nella pagina superiore e più chiare e pubescenti in quella inferiore. In autunno assumono il colore giallo e rimangono secche sugli alberi fino a primavera.

UTILIZZI
Si utilizza quando c’è una perdita di tono, un indebolimento localizzato, per tonificare lassità legamentose. In caso di stress, occhi stanchi e arrossati, miopia, varici, distorsioni e lussazioni.

ANCORAGGIO
FRECCE.
“Dai, vieni con noi Roberto”.
“E dove andate?”.
“A tirare con l’arco. Nessuno di noi l’ha mai fatto. Andiamo a provare. Dai vieni”.
“A tirare con l’arco? Non ci penso nemmeno”.
“Daaaai. Muoviti. Sempre seduto al bar. Se non ti muovi, ti rammollisci ancora di più….. Vieni che ti diverti. Lo sai”.
“Veramente ricordo poche volte che mi sono divertito”.
“Non è vero. E lo sai bene. Muoviti e non rompere le palle”.
“Va bene. Ma vi guardo solo. Io non tiro”.
“Fai quello che vuoi. Basta che ti alzi da quella sedia”.
L’uomo, insindacabilmente sovrappeso, si alzò con notevole sforzo fisico e mentale. Allontanò la sedia e si avviò, poco convinto, accodandosi agli amici, ben più coinvolti nell’impresa che stavano per compiere.
La sua andatura e i suoi pensieri passarono dal diesel lento della barca…..tum………tum……..tum, al diesel con qualche giro in più di un trattore….tum…tum…tum.
L’inerzia si stava sciogliendo nel movimento rettilineo che aveva iniziato a fare, distratto anche dalla ragnatela delle battute cameratesche che l’avevano imprigionato.

Il tragitto si rivelò più lungo e più divertente del previsto.
La scuola di tiro con l’arco era organizzata in una stretta vallata, chiusa da due lati da alte pareti rocciose e, nel terzo, da una rete abbastanza alta da rendere davvero nulle le probabilità di trafiggere qualche ignaro turista.

Le frecce incominciarono a essere lanciate. Qualcuna nel paglione, altre vicino allo stesso, la maggioranza a saggiare la consistenza del tappeto erboso.
Gli arcieri stavano dimostrando, in modo evidente, che la fortuna del principiante non era, statisticamente, facile in quello sport.
“Dai Roberto, prova anche tu, tanto peggio di noi sarà impossibile”.
“Fate voi, io vi guardo”.

Le frecce continuarono a partire, con traiettorie un po’ anarchiche e continua semina sul prato.
“Dai Roberto. Non stare sempre seduto. Fai anche tu una brutta figura”.
“Non c’è problema. Per me le brutte figure sono la normalità”.
L’uomo grasso, si alzò e si avviò stancamente al punto dello scocco.
…..tum………tum……..tum. Il diesel era tornato lento, da barca.
Prese in mano l’arco. Era senza mirino. Senza orpelli strani e di difficile regolazione. Almeno, l’arco era come piaceva a lui. Semplice. Diretto. Un gioco senza parametri troppo noiosi da approfondire.
Saggiò la corda. Una piccola estensione. Molto dura….forse troppo. Ci provo? Proviamo.
….tum…tum…tum. Stava aumentando i giri. Un piccolo trattore.
Altra prova con la corda. Dura. Ancora un po’. Dura. Lascio la corda. Erba. La freccia nel prato. Lontano dal paglione.
“Provo ancora”.
..tum..tum..tum. I giri aumentano.
Tira la corda. Dura. Tira. Dura. Lascia. Erba.
.tum.tum.tum. Altro aumento.
Tira. Tira. Dura. Lascia. Erba.
“Vaffanculo alla corda. Questa volta guardo il bersaglio”.
Tumtumtum.
Tira.Tira.Tira. Bersaglio. Bersaglio. Lascia.
CENTRO.

18. IMPATIENS
TIPO PSICOLOGICO (Il fiore di Bach)
(Impetuoso. Ritmi diversi. Nervoso e scattoso).

È veloce, acuto, intuitivo, molto intelligente, dotato di capacità superiori alla media. È in grado di pensare in modo rapido e di prendere decisioni altrettanto velocemente. È molto indipendente, non è ambizioso, può essere impulsivo e intollerante per chi è più lento. Ciò scatena in lui irritazione e impazienza, fino ad arrivare a veri e propri scatti di rabbia, anche se di breve durata. Non ha facilità a stare in pubblico, infastidito dalle regole e dalla lentezza. Non ha una visione complessiva della situazione, infatti la sua fretta eccessiva lo porta a visualizzare solo il bene immediato.
È preso da un’attività frenetica e non è adatto alla routine. Ha delle reazioni eccessive per tutto quello che considera ostacoli, come ritardi e sprechi di tempo. Mette negli sprechi anche il riposo e il sonno e continua l’impegno con grande forza di volontà, ma con grandi tensioni emotive e fisiche. Ha la capacità di fare più cose contemporaneamente. Vede la sua vita come il raggiungimento di tanti obiettivi ravvicinati. Non riesce ad essere coinvolto nelle relazioni interpersonali, vivendo più nella mente che nel cuore; non è molto diplomatico dicendo le cose in modo diretto per non perdere tempo.
Per un Impatiens conta solo l’obiettivo, non il procedimento. È molto sintetico e impara per schemi e mappe. Ha molto appetito e mangia velocemente senza dare troppa importanza alla qualità degli alimenti.
I bambini sono sempre in movimento, si annoiano facilmente e hanno delle reazioni emotive forti, come il pianto o eccessi d’ira, se l’adulto che lo sta accompagnando si dilunga in qualche attività. Fanno tutto in fretta, ma si stancano della cosa in altrettanto poco tempo. Possono soffrire di tic nervosi. Amano il gioco e lo studio solitario, non sopportando i tempi degli altri. Hanno brevi attacchi di rabbia e amano i giochi frenetici e violenti.
Hanno necessità di fare lunghe passeggiate, soprattutto in mezzo alla natura, e attività sportive che possano scaricare la loro iperattività. Bisogna rapportarsi con loro con un tono tranquillo per non agitarli ulteriormente.

FISIOGNOMICA
È magro, spigoloso e acutissimo. La struttura è rigida, contratta e fragile, essendo poco flessibile. Ha una percezione del tempo molto personale, bisogna utilizzarlo tutto e molto in fretta. Tende a terminare le frasi del suo interlocutore e non è mai fermo.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Ericales, Famiglia: Balsaminaceae, Genere: Impatiens, Specie: Impatiens Glandulifera.
La Balsamina appartiene alla famiglia delle Balsaminacee. È una pianta erbacea, annuale, alta da uno e due metri. È originaria dell’Himalaya dove cresce fino a 3000 metri di quota; è stata introdotta in Europa come pianta ornamentale e mellifera. Può essere un’infestante, essendo molto competitiva e di rapida crescita e riproduzione. Nei boschi impedisce il rinnovamento di alberi e cespugli; ama il terreno umido e vicino a corsi di acqua. Sulla pianta, durante l’estate, crescono, contemporaneamente, fiori, germogli e frutti. Fiorisce da luglio a settembre; i fiori singoli o in racemi sono grandi e molto belli. I cinque petali sono fusi e formano una sorta di copricapo in cui entrano le api, che sono indispensabili per l’impollinazione. Il profumo è dolce e intenso. I fiori hanno una notevole varietà di colore, dal rosa al rosso intenso. I frutti sono dei baccelli che, al momento della maturazione, sparano i semi all’intorno con forza esplosiva. Una pianta può arrivare a produrre fino a 2500 semi. Il gambo, di colore verde e rosso scuro, è nodoso e cavo all’interno. La pianta tende ad assorbire molto velocemente l’acqua dal terreno e, non riuscendo a gestirla tutta, la fa gocciolare dai germogli e dai bordi delle foglie. Le foglie sono opposte, grandi, lanceolate, di colore verde scuro, screziate di porpora.

UTILIZZI
Agisce sulle contratture con infiammazione e dolore acuto. Ha una forte azione rilassante. Ottimo per uso locale nelle creme e negli olii. È un analgesico e un ansiolitico. Agisce sul sistema nervoso, sul fegato e sui reni. È utile per la tachicardia, la tachipnea e l’ipertiroidismo. Si usa, inoltre, nel mal di schiena, nei problemi surrenali, nell’eiaculazione precoce, nelle eruzioni cutanee e negli spasmi digestivi.

ANCORAGGIO
LO SCIOPERO.
“Nooooo! E io come faccio?”.
L’uomo con la barba ebbe un breve, rabbioso, gesto di disappunto alla notizia dello sciopero degli addetti al teletrasporto. Era da vent’anni, cioè dal 2032, che non succedeva un fatto simile; un’eternità fatta di viaggi veloci e senza fronzoli.
“Come faccio?”. Continuò l’uomo velocemente. “Devo andare a Pisa. Rischio di perdere tutta la giornata”.
“Prendiamo il treno”. Disse timidamente un altro uomo a fianco.
“Il treno? Esiste ancora? E quanto ci mette?”.
All’esplosione delle domande, le risposte furono che il treno esisteva ancora e che il tempo impiegato sarebbe stato attorno ai 150 minuti.
“2 ore e trenta? Ma vado a Melbourne in quel tempo!”.
Certamente, gli fu risposto un po’ sgarbatamente, ma l’alternativa era di rimanere a casa o in automobile, ma in questo caso il tempo era non precisabile, visto il numero di veicoli di tutti i tipi che intasavano le poche strade rimaste.
E sul treno cadde l’ovvia scelta.

L’ingresso nello scompartimento aumentò ancora lo sconforto e la rabbia.
L’uomo con la barba non era solo, altre quattro persone gli avrebbero tenuto una non richiesta compagnia.
È mai possibile, si chiedeva, che a metà del primo secolo dopo il 2000 una persona dovesse ancora subire della compagnia non desiderata, quando anche la maggior parte del proprio lavoro lo poteva fare tranquillamente a casa?
Da quanto tempo non parlava a lungo con degli estranei, in pratica l’intera popolazione mondiale, eccetto la moglie e i due soci della società? Moltissimo, e non ne sentiva alcuna mancanza.
Si sedette, un po’ schifato delle sedie logore, e s’immerse immediatamente nella consultazione del tablet ripiegabile che aveva comprato on line qualche giorno prima.
Le chiacchiere, purtroppo, iniziarono subito. Lui le evitò con cura……
Era immerso nella lettura del video e ascoltava con le cuffie la musica per un isolamento completo. Che pace.
Poi, lentamente, inesorabilmente e imprevedibilmente, alcuni spezzoni d’immagini rotolarono dal finestrino e qualche frase, prima incompiuta, poi definita, si fecero strada nel materiale gommoso della cuffia.
Alberi, colori, case, persone, l’esterno, il mondo. Parole, frasi, suoni, sottofondo, la vita.
Il cuore iniziò a battere più velocemente, come il respiro.
Alzò lo sguardo una, due, tre volte. La retina cominciò a fissare le immagini, come il solito, le passò al cervello, come il solito e le trasferì, insolitamente, al cuore.
Germogliò l’interesse, continuò a guardare dal finestrino, osservò i suoi compagni di viaggio, iniziò a seguire i discorsi.
Si tolse le cuffie, chiuse il file di resoconto giornaliero delle sue attività, spense il tablet, che ripiegò e rimise nella custodia in finta pelle con il marchio del produttore.
Ascoltò senza alcuna barriera di gomma e guardò senza distrazioni di pixel.
Sorrise, intervenendo, anche in alcuni dialoghi.
La compagnia era più simpatica del previsto. Gli argomenti interessanti. La sfumatura del contatto coinvolgente. I colori diversi dal bianco e nero.
L’arcobaleno era ben rappresentato.
Parlò, ascoltò, gli vennero anche delle idee.
Si rese conto che le persone erano delle banche dati imprevedibili.

L’uomo con la barba arrivò a Pisa e fece il suo lavoro, con maggiore coinvolgimento e convinzione.
Poi ritornò.
“E appena finito lo sciopero degli addetti al teletrasporto. Le faccio il biglietto?”.
“No, grazie. Prendo il treno”.


19. LARCH
TIPO PSICOLOGICO (L’autostima)
(Mancanza di autostima. Convinzione di non sapere fare niente. Timore del giudizio degli altri. Non si cimenta in cose da imparare. Precisione estrema per non uscire dagli schemi).

Vive con molta fatica, perché sembra sempre di dover dimostrare le proprie capacità. Vuole raggiungere degli standard molto elevati, è un perfezionista, vuole fare sempre le cose con molta cura. Dando molta importanza al risultato cerca di non affrontare le cose in cui si sente meno sicuro ed esperto, non tollerando il senso di fallimento da cui viene, in questo caso, assorbito.
Cerca sempre con gli altri un confronto, da cui esce sempre perdente, essendo convinto di non farcela e di non essere in grado di raggiungere gli obiettivi.
Al contrario, nelle cose che sente più nelle sue corde, tende a sopravvalutarsi e a giudicare gli altri inadeguati.
Delega spesso gli altri a fare le cose al suo posto, apparendo falsamente modesto. In realtà vuole sfuggire alle proprie responsabilità, non accettando gli insuccessi derivati dai propri limiti, per paura che gli altri si accorgano del complesso d’inferiorità che cerca accuratamente di nascondere.
Non riesce a comprendere che, nell’iter di apprendimento, gli errori o gli insuccessi rientrano nella normalità. Teme il confronto e il giudizio degli altri, pertanto vorrebbe essere già formato per ogni attività.
Non riesce a godere della sua attività perché è troppo attento al risultato finale. Risulta permaloso e si offende facilmente, con possibili scatti d’ira.
Cerca di nascondersi dietro una maschera costruita per mostrare una sicurezza non reale.
I bambini sono molto sensibili e suscettibili, generalmente timidi, non prendono mai l’iniziativa per non commettere degli errori e preferiscono delegare.
Trovano tutte le scuse per non mettersi alla prova, non sopportando l’insuccesso.
Sono molto sensibili ai rimproveri, che considerano come un giudizio alla loro persona e non come tentativo di correzione dell’operatività.
Mai fare confronti con altri bambini, in cui pochi vincono e molti escono sconfitti.

FISIOGNOMICA
Gli occhi sono la parte più evidente, essendo molto profondi per raccogliere tutto il potenziale che non riesce ad esprimere. Il corpo è teso, tonico e in allerta per carpire i giudizi degli altri. Ricerca un’immagine che gli possa dare sicurezza e a questa si aggrappa fortemente.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Pinophyta, Classe: Pinopsida, Ordine: Pinales, Famiglia: Pinaceae, Genere: Larix, Specie: Larix Decidua.
Il Larice appartiene alla famiglia delle Pinacee. È una conifera decidua, molto longeva, originaria delle zone montuose europee. Può raggiungere anche i 25/30 metri di altezza. Ama le posizioni soleggiate, non teme i venti, preferisce un clima con inverni rigidi ed estati non troppo calde. Nelle Alpi può raggiungere anche i 2500 metri di altitudine. Ha una grande capacità di adattamento che gli permette di sopravvivere anche in condizioni climatiche molto sfavorevoli, compresa una certa aridità estiva.
È considerata una specie pioniera di aree colpite da disastri naturali o tagli intensivi.
La chioma è rada e leggera, di forma conica e incerta da giovane e piramidale ed eretta all’invecchiare della pianta.
Fiorisce da marzo ad aprile. I fiori maschili e femminili si trovano sullo stesso ramo. I primi sono più piccoli, gialli, producono il polline e sono orientati verso il basso, sulla superficie inferiore del ramo. Quelli femminili sono di colore rosso intenso, verticali, sulla parte superiore del ramo, pertanto il polline del fiore maschile cadrà su quello femminile. Ogni fiore produce una pigna che resterà attaccata al ramo per anni. Pertanto sulla stessa pianta ci saranno pigne di diversa età, dalle verdastri più giovani alle cineree più vecchie.
I semi hanno un’aletta per sfruttare il vento per la diffusione.
Il tronco è diritto e possente. Il legno è duro e compatto, molto resistente e non marcisce nell’acqua. La corteccia è grigiastra negli esemplari giovani, bruno rossastro con il passare degli anni. I rami sono orizzontali e solo alle estremità tendono ad alzarsi verso l’alto.
L’apparato radicale è robusto, a fittone e profondo, come le radici laterali. Le foglie sono aghi verde chiaro, disposte a ciuffetti. Per i primi quattro anni è un sempreverde, poi diventa deciduo. Gli aghi, prima di cadere, diventano rossi, gialli e marroni.

UTILIZZI
Si usa per le riabilitazioni in generale, problemi di pelle (organo della relazione e del confronto con gli altri), impotenza sessuale, riabilitazioni neurovascolari, problemi scolastici.

ANCORAGGIO
IL BOB.
Uno eeee due.
Uno eeee due.
I tacchetti di acciaio mordevano il ghiaccio e le lamine del bob andavano avanti e indietro.
Uno eeee due.
Uno eeee due. Vai.
I muscoli delle gambe e delle schiene si contrassero immediatamente e scaricarono tutta la forza lungo il corpo fino al ghiaccio.
I due uomini, con la tutta azzurra, correvano di fianco al bob e, prima il guidatore poi il passeggero, salirono di scatto e si prepararono alla folle discesa.
I primi metri andarono benissimo, poi, come il solito, il veicolo incominciò a sbandare verso l’esterno, prima impercettibilmente, poi in modo sempre più evidente, fino a sbattere spesso sulle pareti di ghiaccio che correvano velocissime a fianco. Ogni sbattuta era una perdita di velocità e il tempo di percorrenza ne stava, come il solito, risentendo.
All’arrivo non c’erano delle belle facce.
Il passeggero non era contento.
Il pilota era mortificato.
“Senti Roberto, se non ce la fai, lasciamo stare. Non possiamo insistere sulla tua guida, se hai paura”.
Il tono dell’allenatore non era neanche arrabbiato. Si poteva definire rassegnato.
Aveva tentato qualsiasi mezzo per togliere la paura di mettersi in gioco al suo pilota, ma nulla era riuscito a smuovere la patina di difesa che da sempre lo copriva.
L’inizio era stato un colpo di fulmine. Innamoramento che aveva provato vedendolo sfiorare con incredibile perizia le pareti di paglia di una pista di kart. Non aveva mai visto una sicurezza di guida simile. Partiva davanti a tutti e disegnava delle traiettorie talmente precise che nessuno riusciva mai a superarlo. Era perfetto nello stile e nella danza su quella pista tra le pareti di paglia.
In breve tempo scattarono delle reazioni emotive incontrollabili.
Stupore, innamoramento, esaltazione e proposta di entrare nella nazionale sperimentale di BOB.
E qui iniziarono i primi problemi. Roberto non voleva lasciarsi convincere a provare quest’avventura. Nel kart era una leggenda, si poteva dire che era nato sulle quattro ruote, portato dal padre per soddisfare una sua passione. Poco alla volta si era intestardito a cercare le migliori traiettorie, i mezzi per superare tutti senza grande spettacolo, ma con grandissima efficacia.
Non era folle, non era affamato di gloria, non era esibizionista, non era spettacolare.
Doveva vincere e lo faceva, così rendeva contento suo padre e se stesso.
I detrattori dicevano che aveva una guida da ragioniere. Pensavano di offenderlo, in realtà non sapevano quanto fosse d’accordo con loro.
Guida da ragioniere. Testa da ragioniere. Cuore da ragioniere.
E cosa c’è di male? Nulla, anche i ragionieri hanno il diritto ad avere un cuore.
In realtà capiva che il pubblico aveva bisogno di spettacolo e anche a lui non avrebbe fatto male ogni tanto uscire dai paletti che si era creato autonomamente. Gli stessi paletti immaginari entro i quali sfrecciava in modo precisissimo, ma che contenevano il suo desiderio di mettersi in gioco. Dentro il recinto sono sicuro, fuori non so cosa andrò a trovare e cosa diranno di me.
Questo era il passato. Ora Roberto si trovava sul ghiaccio, le ruote erano state sostituite dalle lamine e la velocità era aumentata in modo per lui incontrollabile.
Doveva pensare troppo velocemente. Non riusciva a gestire tutto con il normale processo mentale logico, doveva girare la pagina e spegnere il cervello e accendere il cuore.
Però, fino a quel momento, non c’era mai riuscito. Non aveva avversari da tenere dietro. Era il suo cervello, l’avversario e non poteva farlo rimanere indietro, visto che era dentro di lui. Doveva sconfiggerlo e togliere quei maledetti paletti.
Mentre il BOB prendeva velocità, lui cominciava a pensare come guidarlo e, più correva, più aumentava il pensiero. Ma a un certo punto perdeva il controllo della mente e sbandava, sempre verso l’esterno. Voleva scappare.
Basta. Non c’era niente da fare. Doveva abbandonare e questo avrebbe fatto. Come sempre quando la difficoltà aumentava e la paura di non essere in grado di fare una bella figura era troppo forte.
Avrebbe abbandonato anche questa volta.
Si tolse la tuta azzurra in modo lento, stanco e rassegnato.
La piegò con gesti precisi. Nessuno doveva dire che non curava il materiale o non era affidabile.
Ripose tutto e uscì dallo spogliatoio: avrebbe abbandonato.

“Ciao Roberto”.
“Ciao Fabio”. Il passeggero a quanto pare non era molto arrabbiato con lui. “Scusami, ma credo di non essere adatto a portare il BOB. È troppo veloce e la mia testa non riesce a controllarlo. Dopo un po’ mi sale la paura e sbando. Ma non preoccuparti. Questa è stata la mia ultima discesa”.
“Anche la mia”.
“E perché?”.
“Perché non sono stato capace di convincerti che hai un talento incredibile. Che la tua guida non ha paragoni a livello mondiale. Che la tua mente è la tua gabbia e che fuori dalla gabbia avresti trovato l’emozione.
Non ci sono riuscito ed è giusto che lasci con te. Ti chiedo solo di fare domani l’ultima corsa. Viene mio padre a guardarmi e voglio smettere facendolo sorridere”.
“Va bene. Domani facciamo l’ultima corsa”.
“Grazie”.

Quegli ultimi trenta secondi mi avevano devastato. Mio padre non avrebbe potuto più vedermi. Non c’era più da sei mesi. Aveva visto la mia ultima vittoria nel kart, poi si era addormentato.
Non avrei potuto più farlo sorridere. E neanche renderlo orgoglioso. Non avrei potuto più nulla. La porta si era chiusa.

Uno eeee due.
È la mia ultima corsa.
Uno eeee due.
Il papà di Fabio deve essere contento. Chissà se anche il mio lo sarebbe.
Uno eeee due.
Ciao papà. Le lacrime incominciarono a scendere irrefrenabili.
Uno eeee due. Vai.
L’aria gelida mi stava congelando le lacrime. Che, però, continuavano a scendere.
Dai corri BOB facciamo felice il papà di Fabio e il mio.
Ecco la curva. Passata. Bene. Non ho sbandato.
Corri BOB. Lasciamo con stile.
Le lacrime mi hanno appannato la vista. Vedo appena le pareti di ghiaccio ai lati.
Corri BOB. Portiamoli in alto.
Non uso la mente. Non sto più usando gli occhi. Sono dietro un sipario.
Corri BOB. Non so con cosa sto guidando? Non lo so, ma sono arrivato in fondo.
Rallentiamo. Ci fermiamo. Non riesco a scendere. Le lacrime mi hanno congelato i baffi.
L’allenatore sta abbracciando Fabio. Sento parlare di un tempo fuori da ogni logica. Un tempo che non è possibile per un umano.
E, infatti, non ero io a guidare.


20. MIMULUS
TIPO PSICOLOGICO (Ho paura!)
(Paura di situazioni ben definite. Blocchi. Paura del flusso della vita. Staticità. Occasioni perse. Ipersensibile. Facilmente soggetto a traumi e ferite emotive).

Ha una natura che determina ansia e ipersensibilità a tutti gli eccessi, come troppo rumore, luce, temperatura, presenza di persone. È timido, arrossisce facilmente, può balbettare o, per reazione, parlare moltissimo. È impressionabile, ansioso e apprensivo. Essendo molto fragile, ha molto bisogno di attenzione e sicurezza. Cerca di fuggire per rimandare le sue paure. Soffre di paure ben definite che cerca di evitare con la fuga allontanandosi dall’oggetto o dalla sensazione che la provoca. Ha paura della vita fisica, per cui ha bisogno di situazioni sicure, protette e tranquille. Può andare facilmente sotto stress. Ha bisogno di momenti di pausa per la ricarica, per poi tornare a “vivere”. Si può facilmente stancare e provare fastidio per le situazioni. Ha bisogno di partner che lo sostengano in questi suoi momenti di debolezza e che sia affidabile. È, pertanto, attratto dai tipi Oak. Non riesce a parlare delle proprie paure, per cui possono incancrenirsi in vere e proprie fobie. Ha un’indole nervosa e desidera la tranquillità. Ha difficoltà a stare nel gruppo e può essere fobico.
I bambini non amano stare nel chiasso e nella folla. Sono eccessivamente prudenti e hanno paura di cadere o altro. Si mettono da parte per giocare con pochi amici che hanno le stesse caratteristiche di tranquillità. Si ammalano spesso per sfuggire a qualche cosa di cui hanno paura. Sono paurosi e non desiderosi di sperimentare cose nuove. Ammirano, però, chi è coraggioso. Hanno bisogno, per affrontare le situazioni nuove, di sicurezza, sostegno e incoraggiamento. È importante cercare di superare gli ostacoli poco alla volta, affrontando piccole sfide da superare.

FISIOGNOMICA
I lineamenti del volto sono fini e delicati, con la pelle pallida. Può tendere alla cifosi. Ha un aspetto dolce e fragile.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Lamiales, Famiglia: Scrofulariaceae, Genere: Mimulus, Specie: Mimulus Guttatus.
Il mimolo fa parte della famiglia delle Scrofulariacee. È originaria della parte occidentale degli Stati Uniti. Oggi tende a essere più raro di una volta, perché mal sopporta l’inquinamento chimico delle aziende agricole e delle città, infatti ha bisogno di acqua limpida e ricca di ossigeno. Cresce nei pressi di fiumi e canali. Ha grande vitalità e resistenza. Fiorisce da giugno ad agosto. I fiori hanno simmetria bilaterale, con la corolla di cinque di un giallo brillante con piccolissime macchie rosse. Il fiore è molto delicato e sensibile al tocco. I frutti sono molto scanalati e contengono migliaia di piccolissimi semi che sono rilasciati nell’acqua e trasportati dalla corrente. Dopo alcuni giorni di immersione nell’acqua, affondano, germogliano e, dopo la trasformazione in pianticelle, riaffiorano e radicano. Le radici, poco sviluppate, affondano nella ghiaia e sono immerse nel corso d’acqua. Le foglie di colore verde brillante, hanno una forma rotonda od ovale con nervature nette e base tronca. Quelle apicali sono senza picciolo. Durante le piene invernali qualche pianta può essere trasportata relativamente lontano dal corso d’acqua e radicare in un luogo sopra il livello del fiume.

UTILIZZI
Si può utilizzare nei tessuti ritratti fibrosi, nel tunnel carpale, nella sclerodermia. È utile nell’enuresi notturna, nella balbuzie da timidezza, nei bambini con la paura delle novità. Per gli stati ansiosi, per arrivare al rilassamento.

ANCORAGGIO
LA PATENTE.
“Allora, in quanti siamo all’esame?”.
“Siete in quattro. In più c’è la Barbara. Ma vedrai che anche questa volta non verrà….”.
Il suono del cellulare, sotto forma di Marcia Trionfale, dell’istruttore lo interruppe, come in una scena predeterminata.
“Dimmi Barbara. Hai la febbre? Che sfortuna….anche questa volta non riesci a venire. Ho capito. Riguardati, perché il prossimo esame è tra un mese…..vedrai che starai meglio…..”.
“Appunto…. siete in quattro. La Barbara, come il solito si è fatta venire la febbre. Così sarà anche tra un mese e anche il mese dopo. Se non si decide ad andare da un bravo psichiatra, non prenderà mai la patente….”.
L’istruttore era stato tranchant. Quasi spietato.
Poi la richiesta di un intervento dello psichiatra mi sembrava sicuramente esagerato.
Non era altro che un po’ di paura che non riusciva a superare. Nulla di speciale…anch’io avevo paura di andare in aereo….e per questo non ero andato con gli amici in vacanza in luglio…..solo io non ero andato……ma avevo paura, cosa potevo fare? Se uno ha paura……e se l’aereo cadeva? Non era caduto, è vero. Ma se c’ero anch’io? Sarebbero cambiate le cose?
Si dice che un battito d’ali di una farfalla in Europa fa scoppiare un uragano negli Stati Uniti….. Se ci fossi stato anch’io e il mio peso avesse sbilanciato tutto? Se avevo paura forse c’era un motivo…….
Ho fatto bene a non andare.
Come il giorno in terza liceo in cui dovevamo essere interrogati in francese io e una mia compagna. La professoressa propose di rimandare il giorno dopo, ultimo giorno di scuola ed io mi opposi, perché il cuore mi diceva così. Io fui interrogato, la mia compagna rimandò. Nella notte la professoressa si sentì male. Io fui promosso, la mia compagna no.
Quindi faccio bene a rispettare le mie sensazioni.
Ma sono veramente sensazioni o è paura? E le sensazioni diventano l’alibi della paura? Mah, pensiamo all’esame di guida.
In effetti, Barbara ha paura e scappa, non possono essere istinti che le salvano la vita. Morire per un esame della patente? Non si è mai sentito. È paura.
E il mio non prendere l’aereo è paura o mi sono salvato? Temo sia stata paura.
E la prossima volta che lo devo prendere, avrò paura o il fato mi sta avvertendo?
Prima è impossibile saperlo, dopo …….. può essere troppo tardi.
Quando si ha paura, bisogna resistere alla fuga? Se vedo una brutta faccia che mi viene incontro, devo scappare? Può essere armato? Ma se decido di scappare ogni brutta faccia che incontro, non rischio di essere in perenne fuga?
Mah, non è semplice.
La fuga è un’eccessiva prudenza o un atteggiamento preservante?
La fuga è una reazione di una mente cui non piace il mondo che lo circonda?
Quindi chi fugge dovrebbe anche scappare dalla società?
E se uno esce dalla società, rischia meno? O di più?
Temo che Barbara abbia incasinato anche me.

Riassumendo. Ogni tanto io ho paura. La mia reazione è la fuga quando ho paura della mia incolumità fisica, il continuare negli altri casi.
Quindi il mio è l’istinto di sopravvivenza che è presente in tutti gli uomini da sempre. Bene, mi sembra un atteggiamento normale…. Forse un po’ ansioso, ma nel complesso dignitoso.
Ho paura a buttarmi con il paracadute……devo superare la cosa e lanciarmi comunque, altrimenti sono uno squallido fifone?
Direi proprio di no.
Ho conosciuto personaggi intrepidi che tremavano davanti a un’interrogazione scolastica o per dover parlare in pubblico.
Che strano, ognuno di noi ha paura di cose che per altri sono normalissime.
Quindi cos’è la paura? Che sia la stessa reazione elettrica che mi porta a guardare alcune ragazze in modo …..invasivo e altre, invece, senza coinvolgimento?
Per me sì. È qualche cosa di non conscio, che non si può decidere di superare con la mente. Temo ci voglia altro.

Ora mi chiamano per andare a sostenere l’esame di guida.
Ho paura?
Un po’. Ma penso sia la giusta tensione emotiva. Ci vado? Sì, al massimo mi bocciano.
Domani telefono a Barbara.
Vado.