Rock Rose – Rock Water – Sclerantus – Star of Bethelem – Sweet Chestnut

26. ROCK ROSE
TIPO PSICOLOGICO (Lo shock)
(Shock. Terrore. Angoscia. Traumi emotivi. Morsa di paura che stringe lo stomaco. Prosciugati della forza).

È pauroso in tutte le situazioni. Facilmente entra nel panico, paralizzandosi e non riuscendo più a gestire la situazione. Dopo poco riesce a riprendersi, cercando di far fronte alla situazione. Col tempo riesce a controllare le sue manifestazioni esteriori, ma dentro di lui ogni situazione, anche solo lievemente anomala, gli crea un momento di panico. Nelle situazioni di emergenza di altre persone, sorprendentemente, riesce a mostrare delle qualità di coraggio non usuali.
I bambini si spaventano facilmente, sussultando a ogni situazione. Bisogna sdrammatizzare le loro paure, potrebbe essere utile rappresentarle con dei disegni o dei racconti. Hanno bisogno di protezione, non sopportando delle situazioni eccessivamente stressanti. Amano le storie di personaggi coraggiosi che salvano le persone più deboli.

FISIOGNOMICA
L’aspetto è di grande fragilità, anche se sono di costituzione robusta. Gli occhi esprimono il panico.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Violales, Famiglia: Cistaceae, Genere: Helianthemum, Specie: Helianthemum Nummularium.
L’Eliantemo fa parte della famiglia delle Cistacee. La sua area di origine è europea caucasica. È una pianta diffusa in tutta Italia, esclusa le pianure alluvionali come la pianura padana. L’habitat sono i prati aridi su substrato calcareo. Si può trovare fino a 2500 metri. È una pianta perenne erbacea suffrutice (fusto legnoso alla base e parte superiore erbacea), sempreverde e a carattere tomentoso (coperta da fitta peluria). L’altezza varia tra i 5 e i 50 centimetri e forma piccolo cespugli. Fiorisce da maggio ad agosto, l’infiorescenza si compone di racemi con pochi fiori. I sepali sono pelosi, i cinque petali sono disposti perfettamente in orizzontale, a formare un disco piatto di colore giallo oro. I boccioli sono globosi, appuntiti all’estremità, pendenti verso il terreno e situati nella parte inferiore del fusto. Si aprono solo in pieno sole e vivono un giorno. Il frutto è una capsula rotondeggiante, contenente molti semi, su cui il calice peloso persiste a lungo. Quando cadono dalla capsula possono essere dispersi dal vento e dalla pioggia. Germogliano in primavera e radicano rapidamente. Le radici sono forti, ramificate ed entrano in profondità nel suolo.

UTILIZZI
Si utilizza per blocchi digestivi o intestinali, tremori, tachicardia, paralisi isteriche, disturbi renali, scarsa adrenalina per ghiandole surrenali poco sviluppate, nelle crisi di panico.

ANCORAGGIO
IL RUMORE BIANCO.
L’insegnante varcò la soglia della porta dell’aula.
Il passaggio all’inferno, il transito per il paradiso, la sicurezza del viaggio dentro la noia.
La frase giusta dipendeva da tante cose.
L’uomo era visibilmente rassegnato, mentre fendeva la calca indifferente.
Appoggiò la borsa di pelle, marrone scuro, sul piano della cattedra. Depositò le natiche sulla sedia e si guardò intorno, facendo ruotare il collo di circa 120 gradi da sinistra verso destra e viceversa.
Ecco Marchi…..una testa di cazzo. Oggi c’è anche Brunetti, peccato….le solite domande stupide. Pacchioni…. l’unica che capisce qualche cosa, ed è anche una discreta gnocca.
Oddio, la Martinelli con il solito sguardo stravolto…..sembra un condannato a morte.
Quasi quasi dico che interrogo così le faccio venire la tachicardia……Lasciamo stare che ogni tanto c’è qualche coglione che si butta dalle finestre delle scuole…. Non vorrei finire sul giornale.
“Silenzio ragazzi……ho detto…..silenzio. Oggi spiegherò il Rumore Bianco”.
Noia, stupore, indifferenza, noia, indifferenza, noia, ansia……
La TAC emotiva della classe era presto fatta, e la noia era certamente l’emozione trainante, insieme all’indifferenza.
L’unica nota stonata, all’interno di questo gruppo di adolescenti, mentalmente scadenti, era lo stato di ansia perenne della Martinelli.
All’interno del cranio armonioso della ragazza, gli impulsi elettrici neuronali ticchettavano vorticosi, componendo tante frasi virtuali che circondavano un pensiero scolpito nella corteccia cerebrale: non so cosa sia, forse è fuori dal programma, non lo imparerò mai……ho paura di venire bocciata.
Questo concetto era esattamente quello che la ragazza pensava, almeno sei volte, durante la mattinata scolastica.

“Definiamolo, dal libro: Il rumore bianco è un particolare tipo di rumore caratterizzato dall’assenza di periodicità nel tempo e da ampiezza costante su tutto lo spettro di frequenze. È chiamato bianco per analogia con il fatto che una radiazione elettromagnetica di simile spettro, all’interno delle banda della luce visibile, apparirebbe all’occhio umano come luce bianca. È tutto chiaro?”.
Noia, stupore, indifferenza, noia, indifferenza, noia, ansia……
Il cranio della ragazza ansiosa incominciò vorticosamente e arditamente a elaborare delle teorie.
Tutto costante, senza picchi……il mio sogno.
Niente che alteri la mia vita. La vita deve essere senza scosse, priva di terremoti. Come si starebbe bene. La paura è prodotta da ansia. E l’ansia dal non controllo. Il non controllo dalla non conoscenza.

Queste arzigogoli mentali stavano creando molta tensione all’interno della ragazza. Non era abituata a pensare a cose nuove…perché anche queste erano picchi o depressioni che uscivano dall’andamento orizzontale dell’esistenza.
Lei voleva andare solo in orizzontale.
Il segnale stradale “cunette e dossi” le aveva impedito il conseguimento della patente. Ogni volte che lo vedeva, andava nel panico assoluto.
Che cosa avrebbe trovato dopo la cima del dosso?
Quanto sarebbe stata profonda la cunetta?
Queste domande la uccidevano. Il suo habitat ideale sarebbe stato il deserto.
Chilometri di visibilità senza sorprese.
Senza sorprese? ……E i miraggi? L’escursione termica? Gli animali?
No, neanche lì.
Forse, però, potrei rifugiarmi nel rumore bianco.
Il colore bianco è la somma di tutti gli altri, miscelati in modo omogeneo, senza alcun picco. Bene….qualsiasi altro colore mi mette ansia.
Ho deciso: lo registro in qualche modo….mi metto le cuffie e vivrò col sottofondo di una musica senza sorprese.
Mi sento già meglio. Sento l’ansia calare. Le mie paure placarsi.

“Questa, ragazzi, è la definizione teorica. In pratica, però, il rumore bianco non esiste: si tratta di un’idealizzazione teorica, poiché nessun sistema è in grado di generare uno spettro uniforme, per tutte le frequenze, esteso da zero a infinito”.
AHHHHHHHHHHHH!!!
L’urlo straziante schiaffeggiò l’indifferenza e la noia delle menti dei ragazzi.
L’alunna Martinelli, si alzò dalla sedia, continuando ad urlare.
Si avvicinò alla finestra, la aprì, saltò sul davanzale e si buttò di sotto, seguita dagli sguardi allibiti d’insegnante e compagni.
Lo sbigottimento era per due ragioni: la reazione emotiva della ragazza e il fatto che la finestra fosse al piano terra della scuola.
Il professore si precipitò a guardare come si fosse concluso il salto…..
La ragazza continuava a urlare sdraiata sul prato del giardino che circondava la scuola.
“Ma che cazzo fai?!”. Urlò il professore, dimenticando per un momento i suoi doveri di educatore.
AHHHHHHHHHHHHH!!!
Fu la risposta, poco originale, che ottenne.
“Dai, vieni dentro, che vi faccio ascoltare il Rumore Bianco”.
Allora esiste, pensò la ragazza.
Si alzò, pulì i jeans in fretta e riscavalcò, in direzione contraria, il davanzale.
Un po’ intimidita si rimise a sedere.
La noia e l’indifferenza erano scomparse dall’aula.
….e il professore fece partire la registrazione.

27. ROCK WATER
TIPO PSICOLOGICO (La rigidità)
(Rigidità auto impositiva su livello fisico e morale. Contenitore di dogmi fissi regole rigide. Chiuso ermeticamente. Modello per gli altri).

È freddo, rigido, duro con se stesso, ma non con gli altri. Perfezionista, ha una volontà ferrea e vuole essere di esempio. Si obbliga a degli schemi rigidi e a delle regole da seguire, per superare le sue insicurezze profonde. In pratica è una disciplina da cui non si discosta. È tutto concentrato sulla sua persona e nella ricerca di perfezione. Non cambia idea e si confronta con difficoltà. Queste sue decisioni non sono spontanee e naturali ma autoimposte, per il bisogno di dimostrare a se stesso il possesso di una forte personalità.
Questo modo di fare crea una forte tensione interna che lo fa sentire insicuro. A questo punto tende ad aggrapparsi maggiormente alla serie di regole che si è dato. Non è in grado di esporre le sue convinzioni in modo dialettico, pertanto preferisce il dogma ed essere di esempio.
Non riesce a sorridere e a lasciarsi andare.
I bambini sono abitudinari, perfezionisti, disciplinati, costanti, pignoli. Amano l’ordine, le regole e la pulizia. Possono avere buoni risultati nello sport per la disciplina e la costanza dell’allenamento. È importante liberarli da eccessive regole e cercare di renderli meno meccanici e insicuri.
Non sono molto affettuosi, sono controllati e si rifugiano nel mentale.

FISIOGNOMICA
È magro, asciutto, rigido. Ricorda una figura ascetica. Spesso ha un viso aguzzo e un’andatura rapida. Ama le cose serie, i grandi leader, le figure mistiche, i maestri.

UTILIZZI
Si utilizza per l’artrosi, l’anchilosi, la stipsi ostinata, nella rigidità ossea e muscolare, nelle cisti, fibromi e miomi. Nella litiasi renale ed epatica.

ANCORAGGIO
ESATTAMENTE.
Sono le 6:23. Posso dormire altri sette minuti.
Sono le 6:29. Dormo un altro minuto.
Ecco, devo alzarmi.
Mi alzo, vado in bagno.
Esco dal bagno ed entro in cucina. Accendo il gas sotto la moka. Dopo tre minuti inizio a scaldare il latte.
Il caffè è pronto, esattamente nello stesso momento del latte.
Mescolo i due ingredienti, ecco il caffelatte.
Sono le 6:53, benissimo, ho ancora sette minuti per finire la colazione. Il tempo preciso per mangiare tre biscotti.
Ho finito la colazione. Torno in bagno.
Sono pronto per uscire.
Sono le 7:20. Sono in anticipo di tre minuti. Guardo le mail: nessuna.
Esco di casa e mi avvio verso il lavoro.
Prendo l’autobus delle 7:35. Devo aspettare, è in ritardo. Speriamo di non trovare traffico.
Non abbiamo trovato code. L’autobus ha recuperato due minuti. Quasi preciso.
Entro in banca esattamente alle 8:00. Perfetto. Suono. Mi aprono la porta.
Timbro il cartellino: 8:05. Come il solito. Da inizio anno ho un orario differente solo sei volte. Non voglio arrivare a dieci.
Ho sei minuti per salutare i colleghi. Oddio, oggi c’è anche il vice direttore. Speriamo che non inizi a parlarmi della moglie che cerca lavoro. L’altra volta mi ha fatto perdere almeno quattro minuti.
Bene, sta raccontando a Martini della moglie. Me ne sono liberato. Oltre a tutto, non so cosa dire. Vorrebbe dei consigli, ma cosa posso consigliare io. Mah. Mi spiace.
Mi sono seduto alla cassa.
Arriva la signora Giulietti: solito deposito. Cavolo, come il solito non ha firmato la distinta. Per fortuna che me ne sono accorto. Il mese scorso ho archiviato tutto senza firma. Ha un bel da dire Antonio che non importa, tanto si tratta di un deposito e nessuno lo contesterà mai. É anche vero, ma se arriva un’ispezione generale, è facile risalire all’operatore. In vent’anni non sono mai stato richiamato e non voglio iniziare ora.
Sembra si sia offesa perché le ho fatto notare che non aveva firmato. Cosa pensa, che solo lei sia impegnata. Per me non è stato facile organizzarmi in modo tale da non sbagliare. Chi accetta i propri errori è una persona che non vuole crescere ed io, senza falsa modestia, sono davvero cresciuto dai tempi della scuola di Ragioneria.
Mi ricordo ancora l’insegnante Carulli che mi obbligava a non essere troppo schematico, altrimenti non avrei saputo affrontare degli imprevisti.
Certamente, ma perché devono succedere degli imprevisti. Se si è ben organizzati, gli imprevisti non ci devono essere, soprattutto in banca. E anche fosse, non sono certo io a dover prendere un’iniziativa. C’è gente che è pagata lautamente per queste eventualità. Anche se spesso non se lo merita.
Quante volte ho dovuto correggere dei moduli compilati dal direttore. E dicono sia tanto bravo a prevedere i flussi monetari nel mercato bancario internazionale. Mah. Sarà certo bravo, ma in questa filiale non lo dimostra. Moduli senza firme. Non conosce le modalità per assegnare un castelletto. La gestione on line dei conti correnti per lui è una procedura marziana. E dire che la linea guida della banca è estremamente chiara in tal senso. Ma chi la legge? Solo io.

Bene, tra dieci minuti c’è l’intervallo di pranzo. Dove mangio oggi?
Penso che andrò al Bar Centrale. Da solo.
Non ho voglia di pranzare con gli altri al Circolo. Non mi piace che quando si deve pagare si divida per tutti. Ci sono persone che prendono anche il dolce. Perché glielo devo pagare io?
Quando sono io a ordinarlo, lo faccio sempre presente. Gli altri no. Non mi piace. Devono capire che non è giusto. Anzi, ci vado e prendo anche la grappa. Poi, al momento di pagare, lo dico a voce alta che non si può dividere, perché c’è chi ha consumato di più. Speriamo che capiscano dal mio esempio. Speriamo, ma non ci credo troppo.

Come avevo previsto, mi hanno fatto pagare di più, ma la cosa è passata inosservata. La prossima volta ci sarà chi fingerà di niente. Ma non importa, io ho la coscienza a posto e ho indicato cosa è giusto.
Ricominciamo.
Aspetta, mi stavo dimenticando, devo verificare quanto ho in cassa, è il quindici del mese.
Avviso gli altri. Figurati se ci pensano.

Come avevo previsto, se ne erano tutti dimenticati. Mi ha fatto piacere che mi abbiano ringraziato, però non posso essere solo io a ricordarmi delle procedure. Se non ci fossi, come farebbero? Prenderebbero sicuramente le lavate di testa dell’ufficio qualità. Ma finché sarò presente, non ci saranno mai dei problemi. Ho tutto segnato nel mio manuale personale.

Finalmente a casa. Aspetta che mi metto le ciabatte, altrimenti rischio di segnare il parquet.
Che cosa mangio questa sera? Non so, non ho tanta voglia di pensare. Mi farò una minestrina di verdura. Però l’ho mangiata anche ieri e, adesso che ci penso, anche due giorni fa.
Ma va bene lo stesso, non ho voglia di pensare.

Che cosa guardo alla televisione? Ci sarà qualche film?
Guarda c’è In & Out. Sempre carino. Lo guardo. Anche se l’ho già visto una ventina di volte, lo guardo.
Gli altri film non li conosco, non ho voglia di pensare troppo.

Sempre carino il film. Ho riso.
Guardo le mail e vado a letto.
Nessuna interessante. Vado a dormire.
Aspetta che controllo la sveglia. Precisa alle 6:30. Molto bene.
Ah, sono proprio stanco. Ora dormo.
Poi dicono che la vita del bancario è semplice. Sono stanchissimo.
Inoltre, non si sa mai cosa potrebbe succedere il giorno dopo…… 

28. SCLERANTUS
TIPO PSICOLOGICO (La nebbia)
(Indecisione amletica. Logorio interiore. Soluzioni viste solo negli opposti inconciliabili. Instabile nell’umore, nelle idee e delle decisioni: inaffidabile).

Incerto, indeciso, instabile. Non sa cosa vuole e non conosce le proprie reali esigenze. Come se fosse senza una bussola che lo possa guidare. Si lascia invadere dagli stimoli esterni che, spesso, sono contradditori, per questo si sente confuso. Cambia continuamente idea, umore e atteggiamento. Non ha un punto di riferimento e continua a ondeggiare tra un aspetto e l’altro (dall’entusiasmo al disinteresse, dall’attivismo all’apatia, da un’idea all’altra). Si sente bloccato, paralizzato dalla volontà. Non chiede consigli ed è riservato. Non riesce a fare ordine nei propri pensieri e nei propri impulsi. Non riesce a completare un lavoro perché si mette a fare altro. Questa indecisione gli fa disperdere energia e stancare facilmente.
I bambini sono volubili e mostrano sbalzi di umore e di sentimenti. Spesso si arrabbiano e piangono all’improvviso. Le prestazioni scolastiche sono incostanti, a causa del loro interesse volubile. Possono avere, improvvisamente, scatti e gesti nervosi. Hanno bisogno di forti punti di riferimento. È indispensabile evitare i messaggi contrapposti all’interno della famiglia. Hanno necessità di essere circondati da una grande coerenza.

FISIOGNOMICA
Il volto è assente e perso. Gli occhi sono poco luminosi, un po’ tristi e senza una direzione. Il corpo è longilineo, con torace chiuso e poca energia vitale. Spesso, nei gesti, è un po’ sconnesso e con problemi di coordinazione.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Caryophillales, Famiglia: Caryophillaceae, Genere: Sclerantus, Specie: Sclerantus Annuus.
Lo Scleranto fa parte della famiglia delle Cariofillacee. È un’erba infestante annuale, qualche volta biennale. È una pianta tenace, cresce in terreni poveri, acidi, sabbiosi e ghiaiosi. È alta tra i 5 e i 25 centimetri, si appiattisce sul terreno e cresce in lunghezza più che in altezza. Fiorisce da fine maggio a inizio settembre. I fiori di colore verde si confondono con le foglie e sono molto piccoli. Crescono in glomeruli alla divaricazione dei rametti o alla loro sommità. Sono privi di petali, sono formati da cinque sepali, stretti, appuntiti e orlati di bianco. Quando la pianta muore, cade al suolo e germoglia. Le sommità dei rametti si arrotolano su se stesse, nell’insieme forma un fitto groviglio di steli. La radice è più grande della pianta visibile e ha molte ramificazioni per cercare l’acqua nella terra arida.

UTILIZZI
Si utilizza per vertigini, per il mal d’auto, di aereo e di mare, per la labirintite, per l’ipo e l’ipertermia, per il colon irritabile e l’ulcera, per l’anoressia e la bulimia, per la ciclotimia, per la dislessia e la difficoltà di espressione orale, per i dolori ciclici tipo mestruazioni e digestivi, per le manifestazioni stagionali cicliche come emicranie e allergie, per tutte le problematiche di sfasamento fisico e mentale.

ANCORAGGIO
UN UOMO HA SMESSO DI SOGNARE.
Il gas tende la plastica del palloncino colorato,
fino a renderla quasi trasparente alla luce,
ma non alla luna.

Il filo che lo lega alla pietra
è spesso verticale,
tirato dalla forza di gravità
che lo trascina in basso;

e ondeggia, obliquo e curioso,
solo quando una ventata d’aria
spinge l’instabile complesso.

La forza ascendente del gas
bilancia perfettamente il peso del masso,

per cui lo stato aereo o terreno dell’oggetto
segue la temperatura, l’umidità, il vento
e altri casi della situazione.

Un gruppo di parametri dà più forza al palloncino
accarezzando il cielo.
Poi, alcuni di questi mutano,
e vince la pietra, che vuole tornare sulla terra.

Il viaggio procede senza intoppi,
in un insieme di segmenti
che, dopo molto correre,
congiungono due punti vicini tra loro.

Improvvisamente il filo si rompe,
il diverso peso specifico indica
la direzione giusta ai due oggetti.

Un uomo ha smesso di sognare
e, forse, di piangere.

29. STAR OF BETHELEM
STATO TRANSITORIO (L’equilibrio)
(Fiore dell’equilibrio globale. Traumi passati. Persona desensibilizzata, triste, come se vivesse nel presente il trauma passato).

Si tratta di una sorta di disperazione e scoraggiamento profondo per un trauma non risolto. Avviene quando si risponde in modo distorto a un evento doloroso vissuto come shock, quindi non ancora elaborato. La non evoluzione della sofferenza porta a un blocco della parte emotiva. La conseguenza è un rifiuto di prendere parte attiva alla vita e qualsiasi avvenimento, anche lontanamente collegato alla causa del blocco, provoca del dolore.
Permette una ripartenza del flusso di energia bloccato.
Andrebbe somministrato ai neonati per il superamento del trauma della nascita, soprattutto in caso di forcipe o parto cesareo. Nei bambini è consigliato dopo traumi emotivi causati da avvenimenti famigliari. In questo caso si aiuta la sua elaborazione e non la rimozione, che non è mai positiva.

FISIOGNOMICA
Non ci sono particolari aspetti di fisiognomica, se non un’evidente apatia dovuta al blocco energetico.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Liliales, Famiglia: Liliaceae, Genere: Ornithogalum, Specie: Ornithogalum Umbellatum.
La Stella di Betlemme fa parte della famiglia delle Liliacee. È una pianta perenne, bulbosa, alta 10/30 centimetri. È presente in tutta Italia, è una pianta molto comune. Fiorisce da aprile a maggio. I fiori, dal profumo gradevole, son infiorescenze a corimbo di una quindicina di fiori, ogni fiore ha sei tepali bianchi lanceolati e contiene una sostanza acida. La forma è una stella a sei punte. È molto sensibile alle condizioni esterne. Il bulbo ha un leggero odore di cipolla e produce alla basa dei piccoli bulbi. Ha uno stelo eretto e i suoi rami formano un piccolo ombrello. Le foglie sono tutte basali (5 o 6), presenti alla fioritura e sono lunghe più del fusto. Verdi, scanalate con al centro una striscia bianca.
Pianta utilizzata anche in Omeopatia, per trattare flatulenze, sensazione di gonfiore, colite ulcerosa e insonnia.

UTILIZZI
È usato per blocchi muscolari e psicologici, asma, coliche, riabilitazioni post traumatiche, cicatrizzazioni, problemi ginecologici.

ANCORAGGIO
IL CASTORO.
I grossi denti incidevano il legno, come scalpelli spatolati che, con iniziativa gemellare, assottigliavano rami e tronchi per dividerne la lunghezza.
Giorno dopo giorno, il legno tagliato si accumulava, lento e inesorabile, come i massi che proteggono un porto dalla forza delle tempeste e delle maree.
Il castoro, piccolo, simpatico e peloso virus dei fiumi, lavorava, mordeva, tagliava e costruiva. Il suo scopo era di bloccare il flusso naturale della corrente. L’energia del mondo.
E poco alla volta ci stava riuscendo.
Il passaggio dell’acqua rallentava. L’energia cinetica della corrente si spegneva, togliendo la vita al fiume che, lentamente, si accasciava e diventava un lago privo della primitiva voglia di correre tra le rive sassose, orlate di salici sorridenti.
L’ossigeno calava e, con lui, la vitalità dei pesci dalle squame dorate.
Tutto si stava fermando.
Quella coppia di grossi denti stava rubando la vita a miliardi di metri cubi di acqua.
La stessa acqua che prima era attiva, veloce e spensierata, ora si stava addormentando, cullata dalla sedia a dondolo della diga costruita dai tronchi di legno.
Il castoro guardava l’acqua stagnante, soddisfatto del proprio lavoro: ci aveva messo tanto tempo, ma il risultato era raggiunto. Aveva bloccato il flusso dell’acqua e l’aveva resa compatibile con il suo lento metabolismo di vecchio roditore, anche un po’ scontroso.
Era contento. I due enormi denti sorridevano sotto il grande naso, mentre il peloso corpaccione si stava adagiando sulla coda piatta, che gli serviva da pratico sgabello incorporato.
Era soddisfatto e orgoglioso. Da solo aveva bloccato l’arrogante vitalità della corrente e aveva ottenuto un placido specchio d’acqua, che gli permetteva splendide nuotate in compagnia dei suoi amici pesci. Da sempre, infatti, amava circondarsi dei riflessi oro e argentei delle squame guizzanti, gli sembrava, infatti, di essere nel mezzo di un piacevole gioco psichedelico con tanti arlecchini subacquei.
In realtà, ma lui non se ne era ancora accorto, chiuso nella sua sfera un po’ egocentrica, i compagni delle felici sguazzate stavano sempre peggio, danneggiati dalla mancanza di ossigeno dovuta allo stagnare dell’acqua e dall’aumentare delle particelle sporche in sospensione.
I pesci si fermavano, l’acqua s’intorpidiva, le alghe crescevano e mangiavano anche loro la preziosa molecola gassosa. La fotografia del luogo, che prima, per non venire mossa, avrebbe dovuto usare un tempo velocissimo, ora si sarebbe potuta scattare con qualsiasi condizione di luce. Sembrava un quadro dipinto da un pittore con i riflessi molto lenti e altrettanto attento ai particolari.
Il castoro stava bene nel fermo immagine. Nessuna novità poteva rovinare il suo personale quadro. Ogni cosa aveva il suo posto, che rimaneva, per sempre, il suo posto.
E così si andò avanti per qualche tempo.
Niente cambiava.
Quella stasi, però, incominciò ad annoiare anche il castoro.
Nessuna energia intorno.
Nessuna modificazione.
Niente.
E anche lui stava perdendo energia: quando manca l’interesse per l’ambiente circostante, ci si annoia e ci si ferma. Indifferenti.
Si guardò attorno.
Le alghe sfioravano la superficie dell’acqua, implacabilmente ferma. I pesci avevano interrotto la loro danza dorata. Gli arlecchini erano spariti.
L’acqua aveva perduto la sua trasparenza. Anche i salici avevano smesso di sorridere e piegavano verso il basso, tristi, i loro rami.
Il castoro decise e usò i grossi denti per distruggere la diga.
Fu un lavoro lungo, ancor di più della costruzione. Perché, in quel periodo stagnante, aveva perso gran parte delle sue energie.
Poi, poco alla volta, l’acqua ricominciò a muoversi.
Prima quasi impercettibilmente, poi sempre più velocemente fino a correre come una volta. Con la stessa energia di allora.
Tutto ritornò trasparente e si tornarono a vedere i pesci che ricominciavano a muoversi nella loro danza dorata, con gli allegri riflessi argentei.
Le alghe furono mangiate o decisero di essere troppo invadenti e si ritirarono.
Tutto tornò come prima.
Anche il castoro diventò meno egoista e tornò a far scorrere l’energia del mondo.
E non la bloccò più.


30. SWEET CHESTNUT
STATO TRANSITORIO (La fenice)
(La rinascita. Ambiente inadatto per esigenze emotive. Chi vive con dignità ma dentro si flagella, si logora. Maschera il tormento interiore).

È il fiore della rinascita e della trasformazione, in questo caso non esterna, ma interiore. È la morte prima della rinascita. Si è, pertanto, in un momento di angoscia profonda, di isolamento, di vuoto e di solitudine. Sembra di aver toccato il fondo, di avere le spalle al muro, di essere al limite della sopportazione. È la tipica angoscia della crisi esistenziale.
Non ci si lamenta e si cerca nascondere agli altri, con grande dignità, questo stato emotivo: è indispensabile cercare la forza di lasciare le cose vecchie per accettare il cambiamento.
Nei bambini ci si può trovare in uno stato Sweet Chestnut quando occorre superare degli avvenimenti traumatici scolastici e familiari.
Occorre infondere loro la fiducia nel cambiamento e non essere troppo invasivi nel cercare di strapparli alla loro solitudine elaborativa.

FISIOGNOMICA
Non ci sono particolari aspetti di fisiognomica. La persona, però, tendenzialmente cerca la solitudine per rielaborare il momento in cui si trova.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Fagales, Famiglia: Fagaceae, Genere: Castanea, Specie: Castanea Sativa.
Il Castagno fa parte della famiglia delle Fagacee. È originario dell’Europa meridionale, Nord Africa e Asia Occidentale. È una pianta longeva (fino a 1000 anni) alta fino a 25 metri, con tronchi molto imponenti, chioma espansa e molto ramificata. Preferisce i climi temperati, anche se sopporta freddi invernali molto intensi. È robusto, imponente e solido. Fiorisce in luglio. I fiori maschili sono amenti gialli eretti che crescono all’ascella della foglia. I fiori femminili sono piccoli, verdi e appuntiti, posti alla base degli amenti maschili. Dopo l’impollinazione si ingrossano e producono le castagne racchiuse in un involucro spinoso (il riccio). I rami crescono orizzontali. Le radici robuste penetrano profondamente nel suolo. Le foglie sono caduche, grandi, semplici e alternate. La lamina è lanceolata, seghettata nel margine.
Di questa pianta, oltre che alle note castagne, si utilizzano le foglie, la corteccia dei rami e i ricci. Le foglie, essendo ricche di tannini, hanno una forte attività astringente. La medicina popolare utilizzava le foglie in infuso o in tintura come sedativo della tosse e blando antisettico delle vie respiratorie. Per uso esterno utilizzava la corteccia in decotto per pelli arrossate, fragili e delicate.

UTILIZZI
Si utilizza nei casi in cui c’è tendenza alla necrosi, per problemi renali, per affezioni apparato respiratorio, in caso di morte di una persona cara o di una rottura affettiva, per insufficienza venosa arti inferiori, per infarti, per attacchi di panico, per eccessive somatizzazioni e stati di angoscia.

ANCORAGGIO
IL TEMPO CORRE.
“Eh no!
Non voglio dimenticarmi le belle giornate di sole. Non sono ancora pronta”.
“Non è possibile fare diversamente, lo sai bene. Il tempo corre.
Mai guardarsi indietro o rimanere fermi, ci impedisce di evolverci.
Non devi preoccuparti. Ritorneranno i giorni che ti sono tanto piaciuti”.
“Non ce la faccio. Davvero.
Il caldo. La frutta. La luce. Le giornate interminabili. Gli odori che mi ricordano la vita.
Tutto si può dimenticare, ma non i profumi.
E i profumi hanno da sempre scandito la mia esistenza.
L’olfatto è stato il mio cane guida in questo mondo di ciechi. Le mie antenne dirette verso il passato, che mi creano godimento nel presente e mi fanno affrontare più dolcemente il futuro. Non riesco a stare senza i profumi”.
“Ti capisco. Ma non devi farne un dramma.
Un periodo di riposo è molto importante, per ricaricarti e pensare a come affrontare le novità di quando sarà di nuovo il tuo momento”.
“Certamente. Ma ogni volta che mi tocca chiudere l’ultima pagina del capitolo, mi produce sempre disagio e tristezza.
Come sai, la mia vita è costellata di sentimenti molto forti. Pianti torrenziali cui seguono lunghi periodi di arsura, fisica ed emozionale. Calori insopportabili. Giornate di sudore e stanchezza. Di sonnellini nel pomeriggio all’ombra delle piante che rinfrescano il giardino. Di compagnie esuberanti tra grigliate, bottiglie di vino e canti di canzoni del passato. Non c’è tranquillità, non è possibile che ci sia.
Come faccio ad addormentarmi?
Ogni volta è una sofferenza, non riesco proprio ad abituarmi.
Mi chiedo se sia possibile un cambiamento. Ma non credo lo sia”.
“Certamente che non lo è. Pensi di poter modificare un modo di essere vecchio come il mondo?
Nessuno di noi è in grado di poterlo fare.
Dobbiamo convincerci che i cambiamenti non solo sono fisiologici, ma indispensabili alla evoluzione personale e dell’intera umanità.
Se rimanessimo statici, come tu vorresti, sarebbe una morte certa. Non si raccoglierebbero più i frutti cui siamo abituati. Tutto quello che ci circonda, si deteriorerebbe e si sgretolerebbe. Mi meraviglio che tu faccia fatica a capire che in un universo in movimento, lo stare fermi crea una frizione insopportabile.
È indispensabile agevolare il moto che ci circonda, in modo tale da poter proseguire in armonia, senza attriti significativi”.
“Lo so, non ho alcun dubbio che tu abbia ragione. Lo so.
Però, ogni volta per me è un’agonia.
Sono troppo Yang, andare verso il freddo mi sembra di perdere delle occasioni”.
“Mi permetto di dirti che sei in errore. Le occasioni di cambiare, non si trovano solo nel momento di massima attività fisica. Di esuberanza. Tutt’altro.
Il caldo spesso è la miccia di un modo di essere superficiale e poco riflessivo.
Le emozioni maschili sono sicuramente allo zenit.
La riflessione, invece, è deficitaria e le impulsività lo dimostrano.
Il fresco.
La foschia che limita la luce.
I colori che si allontanano dal rosso vivo.
Ci servono per pensare di più, per fare uscire la nostra parte femminile.
Per avere quelle idee che ci permettono una felice convivenza con tutti e per il bene di tutti”.
“Va bene. Va bene. Non continuare. Non devi convincermi.
Sai che ogni volta è così.
Mi devo sfogare.
Fa anche parte delle mie caratteristiche.
Se non fossi così rischierei di deludere tutti”.
“Lo so. Tu devi essere così. Io devo essere altrettanto. Tutti si aspettano questo e non togliamo le poche certezze che rimangono in questo periodo”.
“Bene. È giusto cambiare.
Come dici tu: cambiare per non creare attriti con tutto quello che ci circonda.
Che giorno è oggi?”.
“Il 22 settembre”.
“Bene. Da domani tocca a te.
Ci vediamo tra un anno.
Ti saluto Autunno”.
“Saluti a te, Estate”.