Vervain – Vine – Walnut – Water Violet – White Chestnut

31. VERVAIN
TIPO PSICOLOGICO (Il fanatico)
(Fanatico, impone le sue idee senza rispettare quella degli altri, esagerato. La pianta ricorda uno spermatozoo o un fallo: grande fuoco interiore, energia, forza vitale, amore, potenza).

È esagerato, vive un eccesso di entusiasmo, di zelo, di eccitamento, di esaltazione, di convincimento delle proprie idee, con il desiderio profondo di convincere gli altri.
Ha un aspetto maniacale, idealista, vorrebbe migliorare il mondo.
La sua energia è tutta diretta verso l’esterno. Ha più energia nel cercare di diffondere l’idea, che nel portarla avanti. Può arrivare al fanatismo, anche con impulsività, tensione e invadenza. Riesce temporaneamente a coinvolgere altre persone, ma la sua eccessiva insistenza porta a un loro allontanamento. Non ha molto senso pratico, ma molto idealistico. In caso di malattia non si lascia andare, ma lotta con convinzione.
I bambini sono vivaci, iperattivi e non stanno mai fermi. Resistenti al sonno per l’eccitazione. Entusiasti, frenetici, vogliono coinvolgere, a tutti i costi, gli altri bambini nei loro giochi. Possono mangiare troppo nella loro frenesia e avidità. Parlano a voce alta e camminano a passo sicuro. Hanno bisogno di essere coinvolti con piccole responsabilità e devono essere contenuti nei loro eccessi con dei blocchi decisi.

FISIOGNOMICA
Non sono tanto i tratti corporei a evidenziare questo tipo psicologico, ma la voce e il suo modo di fare. La voce è molto forte, sicura, insistente, anche se può essere anche roca. Il modo di fare è esageratamente invadente, insistente e pressante.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Lamiales, Famiglia: Verbenaceae, Genere: Verbena, Specie: Verbena Officinalis.
La Verbena appartiene alla famiglia delle Verbenacee. È una pianta erbacea perenne, alta dai 15 agli 80 centimetri. Cresce ovunque, ma preferisce i suoli calcarei, e fiorisce da giugno a settembre. I piccoli fiori rosa/lilla, con corolla tubolosa a cinque petali, sono raccolti in infiorescenze a spiga. I semi o cadono a fianco della pianta madre o possono essere trasportati lontano dagli animali e dall’uomo. Riescono a germogliare anche, come detto, in suoli aridi e sassosi. Gli steli sono legnosi e quadrangolari alla base, mentre i rami fioriti sono maggiormente morbidi.
In inverno i gambi permangono, secchi, fino alla primavera successiva. Il rizoma è perenne e, nel tempo, fa sempre più germogli. Le foglie sono opposte e pelose.
Per uso interno viene utilizzata per trattare mal di testa, febbre e depressione. Per uso esterno, si utilizzano le sommità fiorite, in infuso, per tonificare e purificare bocca e gola.

UTILIZZI
Si utilizza per l’alta pressione, le vampate di calore della menopausa, la febbre alta, la rigidità, le infiammazioni acute, i dolori irradianti, gli ipertiroidismi, l’insonnia. Come analgesico, rilassante e per problemi sessuali.

ANCORAGGIO
IL METRONOMO.
La goccia partiva da un incavo della tegola e, millimetro dopo millimetro, scendeva lungo la lieve pendenza del tetto, arrivava all’angolo e, dopo un salto di qualche metro s’infrangeva sul terreno, reso compatto da anni di calpestio, con qualche piccolo cratere scavato dal precipitare delle gocce.
Le giornate di pioggia si concludevano sempre allo stesso modo: ore di gocciolio che scandivano il tempo, come un metronomo irregolare.
Senza contare le nevicate dell’inverno.
Il metronomo diventava dipendente della temperatura esterna. Quando scendeva sotto lo zero, la goccia diventava una stalattite di lunghezza variabile, quando saliva, il metronomo incominciava a suonare con frequenza molto elevata.
Era dalla costruzione del gazebo che il suono aveva incominciato ad allietare il prato.
PLUF.
Un rumore con poca personalità, anche se inesorabile.
Un suono che accompagnava la vita di tutto il prato.
Le talpe che scavavano il terreno argilloso e reso duro dalla siccità.
Le ghiandaie che coloravano di azzurro alcuni angoli del prato.
I cani che giocavano rincorrendo la palla e mangiando i pochi steli di luglio.
I moscardini che avevano fatto il nido sopra una trave del tetto.
PLUF.
Il rumore continuava, incessante, ma anche inutile.
La goccia si limitava a bagnare solo una piccola porzione del terreno sottostante. Non serviva a nessuno.
PLUF.
C’era solo il rumore, nient’altro.
Non irrigava il prato, non dissetava gli animali….era solo rumore.
Ma la goccia non si perdeva d’animo. Si formava. Scendeva. Si sporgeva. Cadeva.
PLUF.
Il metronomo s’interrompeva solo nei periodi di secco. Il rumore non c’era più.
Il prato si tranquillizzava.
L’argilla si induriva.
I piccoli crateri erano appiattiti dalle suole delle scarpe o dai raspamenti dei cani.
Poi, quando il secco si trasformava in siccità, una scaglia superficiale di argilla si staccava lentamente dal terreno sottostante.
La differenza di umidità, creava quell’effetto sfogliatura che sarebbe durato fino alla pioggia seguente.
Finita la pioggia, ci sarebbe stata sempre lei, con il suo metronomo, a ricordare al prato che era il momento di ripartire nell’attività.
PLUF.
La goccia, inesorabile, continua, incessante e, come abbiamo detto, inutile.

Poi, un giorno, qualcuno pensò di posizionare sotto l’angolo del tetto una piccola botte.
L’estetica ne ebbe un giovamento immediato.
La botte coprì il fazzoletto di terra appiattito, sfogliato, appiattito e ancora sfogliato da tanto tempo di metronomo liquido.
Il cambiamento, però, non sembrava avesse portato anche una valenza positiva all’attività del prato e dei suoi abitanti.
Ma questo si rivelò sbagliato dopo la prima pioggia.
La goccia si formò ancora, scese lungo il tetto, scavalcò l’angolo e, questa volta, si tuffò dentro la botte.
PLASH.
La particella d’acqua si mescolò con le altre già presenti.
PLASH.
Lentamente si incominciò a riempire il contenitore.
PLASH.
Il livello aumentò, fino a diventare un comodo abbeveratoio per le ghiandaie e gli altri animali del prato.
Inoltre, quando il livello diventò ancora più alto, l’acqua fu usata per irrigare le rose e gli altri fiori.
PLASH.
Finalmente il metronomo aveva cambiato nota.

32. VINE
TIPO PSICOLOGICO (Il vampiro energetico)
(Si attacca senza mollare la presa per le proprie ambizioni. Tirannico e dispotico, prova soddisfazione che gli altri lo temano. Crescita in assenza di calore umano e amore).

È una persona molto sicura di sé, forte, con grande forza di volontà, molto capace, ambizioso, intelligente, deciso, esigente, duro e freddo. Sente un grande stimolo verso il successo e ha, pertanto, una grande energia centrifuga di espansione. È abituato ad avere sempre ragione e si sente sempre un vincitore, avendo la convinzione di non sbagliare mai e di vedere tutte le cose nel modo giusto.
Tende a imporre agli altri le sue idee e il suo modo di fare, con atteggiamenti rigidi, intransigenti e prepotenti. Il desiderio di potere è preponderante sull’empatia, non ascolta nessuno ed è concentrato su se stesso. Per raggiungere il proprio obiettivo, tende a calpestare le altre persone. Riesce, grazie alla forte personalità, a gestire in modo egregio le emergenze.
I bambini diventano i leader del gruppo e organizzano il gioco per tutti gli altri. S’impongono, amano farsi servire e non ammettono di perdere nel gioco. Vogliono vincere sempre. Devono essere arginati, senza debolezze, in questa loro tendenza al dominio e al comando. Può aiutare, per far comprendere i ruoli, dare a loro degli incarichi e delle responsabilità.

FISIOGNOMICA
La persona Vine è dominante e sicura, il viso è colorito e altezzoso. La fronte è ampia, gli occhi sono energici, vivi e decisi. La voce è risoluta, dal comando sempre pronto. Spesso il secondo dito dei piedi è più lungo delle altre dita.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Rhamnales, Famiglia: Vitaceae, Genere: Vitis, Specie: Vitis Vinifera.
La Vite fa parte della famiglia delle Vitacee. È diffusa nelle zone temperate. È una pianta eliotropa, arborea, rampicante mediante viticci. Può arrampicarsi fino a 30 metri di altezza. Il tronco può arrivare anche a un metro di diametro. È longeva (può vivere per centinaia di anni). Cresce su suoli ricchi di ferro. La coltivazione dell’uomo ha trasformato la produzione fruttifera della pianta. Ora produce frutti molto polposi e dolci, adatti a essere mangiati e trasformati in vino. Si riproduce per talea o innesto.
Fiorisce in maggio/giugno. I fiori sono senza petali, molto piccoli, verdi, morbidi, dolcemente profumati, raggruppati in infiorescenze a racemo, prima erette e poi pendule. I grappoli maturano, generando frutti che sono bacche. Il fusto è legnoso, contorto e irregolare. La corteccia si screpola e si sfalda longitudinalmente. La radice, a fittone e ramificata, arriva fino a 20 metri di profondità per cercare l’acqua. Le foglie sono di forma palmata, larghe, orizzontali, alterne, semplici e glabre. Sono costituite da cinque lobi principali con margini seghettati. Per arrampicarsi, la vita usa i viticci, che sono foglie metamorfosate.

UTILIZZI
È utilizzato in caso di disturbi gastrici o epatici, ipertensione, problemi cardiaci, infarto, arteriosclerosi, insonnia, mal di schiena, drenaggio, schiacciamenti vertebrali, ernie discali. Per cura locale: brufoli, ascessi, cisti infiammate.

ANCORAGGIO
L’OGGETTO METALLICO.
Il pescatore lanciò, per la prima volta nella giornata, l’oggetto metallico, colorante e rilucente al sole pomeridiano. L’oggetto annegò nell’acqua per pochi centimetri prima di essere recuperato, con forza, dal sottile filo di nylon che si attorcigliava velocemente attorno alla bobina del mulinello.
L’oggetto avanzava proporzionalmente al girare della manovella. La perizia consisteva nel renderlo il più simile possibile al nuotare impreciso di un piccolo pesce.
L’acqua era sufficientemente trasparente, la luce superava la superficie del laghetto e colpiva il dorso argentato e colorato della parte mobile dell’oggetto, rendendo ingannatori i riflessi che ne scaturivano.
Pesce grande mangia pesce piccolo.
Era esattamente la massima alla base delle speranze del pescatore.
L’oggetto metallico si travestiva da piccolo e subdolo pesciolino indifeso che, scodinzolando nell’acqua, doveva sembrare una facile e gustosa preda per chi, data la taglia superiore, riteneva corretto cibarsene.
Il finto pesce aveva compiuto il suo tragitto subacqueo e ora, ormai giunto alla riva sassosa, risaliva fino alla punta della canna da pesca in fibra di carbonio.
L’asta telescopica si spostò ancora alle spalle del pescatore che, dopo un veloce strappo delle braccia, tornò a lanciare l’oggetto metallico nel lago.
Era felice di come pescava.
Non inquinava le acque con esche vive.
Non ne diminuiva la trasparenza, con rovistamenti del fondale. Tutt’altro.
Pescava solo in acque trasparenti, altrimenti la sua esca sarebbe stata invisibile. Limpidezza. Non aveva bisogno d’altro. Al resto ci pensava lui, con la sua bravura.
Perché era bravo.
E tutte le medaglie che troneggiavano nel quadro apposito, a fianco del caminetto, lo attestavano in modo inequivocabile.
Bravo, paziente, consapevole e giustamente aggressivo.
Le braccia lanciavano, la mente orchestrava il teatro dell’oggetto metallico, la forza sollevava la preda dall’acqua e la sua determinazione ne faceva un’arma letale. Era il terrore delle prede credulone e senza la personalità per sfuggire alla sua sicurezza.
D’altra parte i pesci erano fatti per essere tolti dal proprio ambiente dagli ami dei pescatori.
Era la legge della vita.
Per fortuna che lui era nato da questa parte della riva sassosa.
Per la terza volta partì il lancio.
E per la terza volta l’oggetto metallico finì la sua corsa, raggiungendo la cima della canna da pesca in fibra di carbonio senza aver stuzzicato l’interesse di nessuno.
Che strano, pensava il pescatore, non era mai successo che non ci fossero segni di vita nell’acqua.
Né un luccicare di squame, né una bolla d’aria solitaria e neanche qualche fremito nervoso della lenza.
Niente di niente.
L’oggetto metallico stava perdendo la propria arroganza luccicante. Il pescatore, la sua convinzione.
I lanci si moltiplicarono, sempre più lontani. Ugualmente senza risultati.
Gli oggetti metallici si susseguirono, alla ricerca di un contatto che non riusciva a nascere.
Il pescatore perse, poco alla volta, la sua tranquilla determinazione e partì alla ricerca dei risultati cui era abituato, ma che quel giorno non arrivavano.
Il momento del distacco dall’amo della bocca del pesce era fonte di enorme gratificazione.
Era la consapevolezza della sua bravura e dell’onnipotenza del possesso della vita o della morte.
Del pollice verso l’alto o verso il basso.
Oggi, però, non era la giornata giusta. Aveva fallito.
Il dubbio era: una giornata no o l’inizio della decadenza?
Le prede non seguivano più i riflessi dell’oggetto metallico?
Lo avrebbe scoperto solo col tempo. Doveva rimanere nell’ansia.

Il pescatore incominciò a smontare l’attrezzatura.
Il mulinello fu riposto nell’apposito panno.
La canna da pesca nella custodia.
Gli oggetti metallici nella scatola di plastica.
Doveva cambiare modello di canna? Doveva usare una lenza meno visibile? Aveva gestito il tutto in modo superficiale? Aveva sottovalutato altri parametri?
Sconsolato risalì dalla riva sassosa e si avviò all’automobile che lo avrebbe riportato a casa.
Non si girò più verso il lago.
Altrimenti avrebbe visto molti riflessi argentei che giocavano sotto la superficie dell’acqua.

33. WALNUT
STATO TRANSITORIO (La stabilità)
(Stabilizzante. Adattamento senza influenza esterne. Elimina energie negative).

È il fiore del passaggio, può aiutare in tutte le fasi di un cambiamento. Quando si è in difficoltà. È di grande aiuto quando si sa già cosa si ha intenzione di fare, ma si è in uno stato di debolezza dovuta al parere altrui e alla paura della novità.
Nel momento della trasformazione si è particolarmente fragili. Questo rimedio aiuta a trovare la sicurezza necessaria a proseguire nella fase del cambiamento e a togliere gli impedimenti (influenze delle altre persone, insicurezza nel cercare di proseguire in un progetto di vita), di qualsiasi genere, che lo impediscono.
Aiuta, anche, nelle situazioni in cui ci si sente messi all’angolo, dando la forza di uscirne o facendo adattare positivamente.
Inoltre, è in grado di schermare le energie negative esterne, come campi elettromagnetici e influenze, di tutti i tipi, delle persone.
Per i bambini, conviene utilizzarlo ogni volta che si presenta un cambiamento, sia fisico (come la dentizione o lo svezzamento), sia evolutivo. Evita, inoltre, che il bambino sia coinvolto sfavorevolmente dalle negatività dell’ambiente in cui vive.

FISIOGNOMICA
Non ci sono particolari aspetti di fisiognomica.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Fagales, Famiglia: Juglandaceae, Genere: Juglans, Specie: Juglans Regia.
Il Noce fa parte della famiglia delle Juglandacee. È un grande albero originario dell’Asia, con grande chioma e fitto fogliame, che può raggiungere i 20 metri di altezza. È stato introdotto in Europa per i suoi frutti. Predilige i climi caldi e i terreni fertili. Teme il clima rigido e l’influenza della luce lunare sulle sue foglie. Fiorisce da aprile a fine maggio. I fiori non hanno petali e sono di colore verde. Quelli maschili sono raggruppati in amenti, quelli femminili hanno la forma di un fiasco con due protuberanze pelose. Il fiore impollinato diventa rosa corallo, ed emana un odore amarognolo che respinge insetti e uccelli.
I frutti con il mallo verde ricoprono il seme composto di due gherigli sovrapposti coperti da un guscio. Ha un grande tronco con corteccia liscia. Ha grandi rami che producono una tale ombra da impedire la crescita di altre piante. La radice è a fittone e molto forte. Perde le foglie rapidamente.
Per uso esterno la medicina popolare utilizzava le foglie, come decotto, per trattare la pelle e le mucose arrossate, come astringente e depurativo, per l’asma, la diarrea e la tosse.

UTILIZZI
Si utilizza come protettivo, adattogeno nei momenti di forte cambiamento (nascita, trasloco, cambio di lavoro e altro), emostatico. In caso di paralisi o come coadiuvante per cura sclerosi multipla. Utile nei cambi climatici e per le meteoropatie, nei trapianti, negli innesti, nei ponti dentali.

ANCORAGGIO
LA BELLA BAMBINA BIONDA.
Il vecchio proseguiva lentamente sulla strada, che dalla città portava alla vallata verso nord.
Camminava, fermandosi ogni tanto per raccogliere i pensieri, le idee, la voglia di rimettersi a camminare e decidere le scelte da fare.
I pensieri veloci come i brividi e intensi come la notte, alimentavano ricordi e rimpianti, dolcezze e certezze, emozioni e illusioni.
Pensieri che sobbalzavano, come i suoi passi lungo l’acciottolato delle emozioni.
Camminava da parecchio tempo, spesso accompagnato, per alcuni tratti solo, ma sempre coccolato dal cuore.

Qualcosa lo distrasse.
Una testa bionda. Una bambina, colore del vetro trasparente della giovinezza, gli si affiancò prendendogli la mano e guardandolo dal basso. Senza parlare, come la margherita osserva chi passeggia, lungo i prati, nel caldo sole di maggio.
La mano gli accarezzò il palmo e lo accompagnò, senza che la bimba bionda dicesse nulla.
Il vecchio si accorgeva di lei solo per qualche piccola stretta che, ogni tanto, i nervi del suo braccio percepivano.
Non si doveva parlare.
Che cosa, infatti, poteva dire un insieme di suoni, che piccole dita non potessero rappresentare con veloci pressioni?
Poi la stretta aumentò e il vecchio si trovò, inaspettatamente, fuori dal tragitto che aveva immaginato per il proprio camminare.
Iniziò un sentiero in salita che lo faceva ansimare. Purtroppo, da molto tempo, non era più abituato alle variazioni di programma.
Si lasciò, però, guidare.
La giovinezza non poteva tradire, tuttalpiù ingannare.
Il tradimento è solo di chi non vuole più combattere, l’inganno è volare felici in un sogno profumato.

Il vecchio e la bambina continuarono per un po’ vicini, in mezzo ai fiori del campo.
Poi, superata una curva, apparvero una casa, una porta e le ipotesi dietro la stessa.
La bambina si avvicinò alla porta, la toccò, la spinse leggermente, lasciò la mano del vecchio e oltrepassò la soglia. Il vecchio si fermò, guardò le ipotesi dietro l’anta e si appoggiò al muro, facendosi lentamente scivolare, fino a sedersi sopra i gradini dell’ingresso.
Appena seduto, appoggiò la testa all’indietro, i pensieri si fermarono, si addormentò sotto il sole e incominciò a sognare.
La bambina tornò indietro, si accoccolò di fianco al vecchio, gli prese nuovamente la mano, entrò nei suoi sogni e aspettò il suo risveglio.

34. WATER VIOLET
TIPO PSICOLOGICO (La spiritualità)
(Spirituale. Libero e indipendente. Radicato profondamente, centrato. Affidabile, generoso: sa ascoltare ed è riservato. Falsa immagine di altezzosità. Si protegge per vulnerabilità da insicurezza).

Ha grandi qualità e capacità: intelligente, dotato, indipendente, vede ciò che gli altri non riescono a vedere. Ha un fondo di sofferenza per i dolori del mondo. Ha una vita interiore profonda, intensa ed evoluta. Evidenzia una grande dignità. È riservato e ama il silenzio, la tranquillità e stare in disparte. Si sente solo e incompreso, causa il suo scarso adattamento alla “normalità”. Si rende conto che chi lo circonda non è alla sua altezza, ma non ha un atteggiamento critico, avendo un estremo rispetto per le idee altrui. È affascinante per gli altri, che spesso si rivolgono a lui per avere dei consigli. È ammirato e messo su un piedistallo. Situazione per lui imbarazzante e di cui farebbe volentieri a meno. Non ammette alcuna intromissione della sua sfera privata. Trova sminuente il litigio, pertanto elimina dalla sua considerazione chi si è comportato in maniera non corretta con lui. Tende a mantenere le distanze da chi, avendo una differente visione del mondo, considera impossibile da frequentare. Non mostra facilmente i propri sentimenti, venendo percepito come freddo e distaccato.
I bambini amano la tranquillità. Possono giocare da soli o con altri bambini con cui ritengono di avere un certo grado di affinità. Sono infastiditi da un chiasso eccessivo. Sono sensibili e solitari, di buon carattere. Hanno doti di saggezza innate. Sono indipendenti, sicuri di sé e amano la libertà.

FISIOGNOMICA
Gli occhi sono profondi, il naso adunco e la mascella quadrata. Spesso ha dei posti di responsabilità. È sicuro, deciso e affidabile.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Ericales, Famiglia: Primulaceae, Genere: Hottonia, Specie: Hottonia Palustris.
La Violetta d’acqua appartiene alla famiglia delle Primulacee. È una pianta acquatica perenne originaria dell’Europa e dell’Asia settentrionale. Vive in luoghi ombreggiati, in acque dolci, stagnanti e limpide. È difficile da raccogliere e da raggiungere, anche dagli animali. Sta diventando rara per le mutate condizioni di bonifica e inquinamento. Per gran parte dell’anno resta sommersa, solo a maggio/giugno esce dall’acqua e fiorisce. I fiori sono raggruppati in verticilli sovrapposti sullo stelo privo di foglia. Sono composti da cinque petali di colore malva chiaro, con il centro giallo. I fiori sono disposti a spirale intorno al gambo in numero di 5/7 che si aprono simultaneamente. I fiori sono ermafroditi e vengono impollinati dagli insetti o per autoimpollinazione. I frutti sono capsule che maturano nell’acqua. Divisi in quattro setti, con molti semi, che germogliano nel fango e vanno in superficie tramite delle bolle d’aria. Lo stelo è eretto e robusto, glabro, privo di foglie, ingrossato alla base, alto anche 80 centimetri. Le radici sono rizomatose che pendono nell’acqua e, nel periodo estivo, si attaccano al fango del fondo. Quando il livello risale, la riproduzione avviene per stoloni. Le foglie sono sommerse completamente e divise fino alla nervatura centrale.

UTILIZZI
Viene utilizzato per disturbi genitali, rigidità muscolari, disturbi alla gola, alla tiroide allo stomaco e al fegato, per rigidità della colonna vertebrale, per malattie da isolamento (perdita della vista, dell’udito e della mobilità).

ANCORAGGIO
LO SPECCHIO CHE NON SPECCHIA, MA CI FA RIFLETTERE.
“Evito, come il solito, di guardarmi allo specchio.
Oramai sono molti anni che adotto questa precauzione, che m’impedisce di verificare il passaggio del tempo.
Non mi guardo ed eludo l’invecchiare. Molto infantile quest’atteggiamento, come se fosse possibile, non guardando l’orologio, evitare l’andare avanti dei minuti.
Non guardo il quadrante, ma le lancette non si fermano. Che antipatiche!
Il loro è un modo di fare molto arrogante. Vogliono essere sempre al centro dell’attenzione.
Ma poi, anche se passa il tempo, che problemi ci sono?
Passa per tutti. C’è un preciso momento in cui contemporaneamente sono presenti nel campo visivo, persone con diversa età, ma che hanno iniziato la vita in tempi differenti.
I più vecchi hanno il problema che, secondo il calcolo della probabilità, la termineranno prima di quelli che hanno iniziato dopo.
Nulla, però, è sicuro. Almeno loro sono certi di essere arrivati a questa età, i più giovani la devono ancora raggiungere. E non è poco!
Lo specchio, inoltre, è uno strumento molto valido per verificare il passaggio del tempo. Certamente in modo empirico e soggettivo, ma molto efficace.
In un certo senso anche non invasivo. Lo specchio fa girare le lancette molto lentamente, in modo tale che ci si possa abituare in modo graduale al cambiamento d’immagine.
Non è come la fotografia, che ti colpisce con grossi pugni nello stomaco.
Le fotografie scattate a vent’anni di distanza, possono creare scompensi anche definitivi.
Il viso, le rughe, il colore dei capelli, quando sono presenti, il bianco della barba, le curve difficili da sostenere senza sollevatori artificiali, i rotoli del corpo stentatamente contenuti dai vestiti.
Gli sguardi appannati dagli occhiali, i denti mancanti in qualche sorriso. I doppi menti.
Le fotografie sono devastanti. Scatti di lustri in pochi attimi. I fotogrammi di un film con tanti spazi vuoti che impediscono l’elaborazione del lutto del passaggio del tempo.
Lo specchio ti fa verificare i cambiamenti fisiognomici.
Ma le modificazioni del carattere? La crescita mentale?
Il raggiungimento della consapevolezza? Il grado di empatia?
Non può essere lo specchio di vetro a rifletterli.
Occorre trovare qualche altro strumento di verifica.
Cosa può essere?
Il migliore specchio sono le persone che ci circondano. Come ci guardano. Come si avvicinano. Come ci parlano. Come ci ascoltano.
Da queste cose possiamo verificare i veri cambiamenti della nostra persona.
E le persone che non riescono ad avanzare senza soppesare la propria immagine riflessa, cosa riescono a vedere?
Bisognerebbe chiederlo a loro.
Sono soddisfatti?
Di cosa? Del capello curato e del sorriso lucido? Della camicia stirata?
Osservano anche le persone attorno? Le osservano per carpire, con godimento, quanto sono cambiate? Oppure le sfruttano, come cartine tornasole, per misurare la propria acidità sociale?
Guardiamo le persone che ci circondano. Usiamole per capirci e per migliorare”.

La mia bella voce di esperto chiuse la trasmissione di autoanalisi facendo fiorire un sorriso.
Quella sera ero stato capace. Non una sfumatura sbagliata, una pausa mancata.
Ero stato veramente molto bravo.
La prossima volta, però, non mi sarei fatto truccare da Luisa. Cavolo, avevo la fronte tutta lucida. Facevo schifo.
E guarda qui: i capelli non pettinati bene. Che stronza la Luisa, ha usato un cesso di lacca, mi si è scoperta la pelata. Avrò perso almeno cento spettatrici, che hanno visto quanto sia invecchiato.
E i pantaloni. Ma che cacchio di sarto esiste in questo studio? La pancia non è contenuta! Li dovevano fare con la vita più alta….e lo avevo anche detto. Ma fanno sempre quel cazzo che vogliono. I coglioni.
E dove sono adesso? Non c’è più nessuno, come al solito.
Appena finisce la trasmissione scappano tutti. Non hanno più voglia di fare niente.
Guarda. Proprio nessuno. Sono chiusi tutti nell’altra stanza che parlano con il mio collega. Che, oltre a tutto, è un coglione, non so cosa trovino il lui.
Ma aspettate che parli con il direttore. Mi divertirò. Cadrà qualche testa. Qualche volta è importante che succeda, così riesci a far capire meglio quali sono i doveri di ognuno.
Bene. Di cosa devo parlare la prossima puntata?
Ah, della solidarietà.
Perfetto, inviterò qualche disabile …..non ci sono problemi.
Chiederò a qualche associazione di sfigati.
Luisaaaaaa!!
Vieni qua subito!! 

35. WHITE CHESTNUT
TIPO PSICOLOGICO (La rimuginata)
(Rimugina costantemente con ossessività. Circolo vizioso. Arrovellamento mentale).

Ha scarso interesse nel presente perché completamente assorbito dai suoi pensieri. La mentre gira in un circolo vizioso di pensieri ossessivi e ricorrenti, che riguardano avvenimenti recenti o anche del passato. La persona tende a perdersi nei propri labirinti mentali, percorrendo sempre le stesse traiettorie e disperdendo le proprie energie. Non riesce a filtrare i propri pensieri, pertanto assorbe tutto entrando in uno stato di sovraeccitazione e di rimuginamento, non riuscendo a concentrarsi sul presente. Lo stato peggiora nel momento del riposo, quando la mente non è più occupata nelle attività quotidiane. La parte emozionale è schiacciata dall’attività mentale.
I bambini spesso hanno difficoltà ad addormentarsi, impegnati a rielaborare mentalmente le esperienze della giornata. Nei momenti scolastici impegnativi possono rimanere bloccati dalla continua elaborazione mentale. Sono apprensivi, distratti e poco concentrati. Hanno bisogno di attività pratica che li distraggano dalla loro parte mentale e devono accettare le proprie emozioni. È utile, in tal senso, riuscire a parlarne con gli altri e preferire il “come mi sento” rispetto al “cosa ne penso”.

FISIOGNOMICA
Ha un atteggiamento serio. La fronte è alta e spaziosa, con possibili tensioni alla stessa fronte e alle mascelle. Spesso le labbra sono in movimento, come se parlasse a se stesso.

BOTANICA
Regno: Plantae, Divisione: Magnoliophyta, Classe: Magnoliopsida, Ordine: Sapindales, Famiglia: Sapindaceae, Genere: Aesculus, Specie: Aesculus Hippocastanum.
L’Ippocastano appartiene alla famiglia delle Sapindacee. È originario della Europa orientale, in Italia è diffuso in tutte le regioni fino a 1200 metri di altitudine. È un albero alto e maestoso fino a 30 metri di altezze. Longevo e rustico, tollera bene le basse temperature. La chioma, molto compatta, ha un aspetto tondeggiante o piramidale e raggiunge anche gli 8 metri di diametro. Fiorisce a maggio. I fiori, di cinque petali bianchi, sono riuniti in infiorescenze a pannocchia di grandi dimensioni, alti fino a 20 centimetri. Il centro, giallo, diventa rosso dopo l’impollinazione. I frutti sono grosse capsule grandi e verdastre, con corti aculei, che diventano scure a maturità. In questo periodo si aprono e lasciano cadere semi lucidi e scuri, di sapore amaro. Il tronco è dritto e robusto, i rami si spezzano in caso di forte vento. Le radici si estendono in superficie, quindi è potenzialmente sradicabile dal vento. Le foglie sono decidue e grandi, palmato settate con inserzione opposta mediante un picciolo. Ciascuna foglia è costituita da 5 a 7 lamine obovate. Il margine è doppiamente seghettato.
Nella medicina popolare era utilizzata tradizionalmente la corteccia, in infuso, per stati febbrili e come bevanda tonica. Per uso esterno si usano i semi, in decotto, nel trattamento dei gonfiori delle estremità e le infiammazioni delle emorroidi con lavaggi, impacchi e pediluvi.

UTILIZZI
Si utilizza per i sintomi che si ripetono in modo continuo, in particolare cefalea, insonnia da eccessiva eccitazione mentale, bruxismo, tic, tosse irritante, tachicardia, singhiozzo, acufeni. È rilassante.

ANCORAGGIO
IL LABIRINTO.
Ormai era da un paio d’ore che stavo girando all’interno del labirinto. Non ne potevo più.
Ero entrato all’inizio del pomeriggio, per una passeggiata tranquillizzante, e ora mi trovavo alle prime ombre della sera con uno stato di ansietà incombente.
Ero stato superficiale, come spesso mi accadeva anche in altre situazioni, e ora pagavo ampiamente quest’atteggiamento.
La mia sicurezza, forse arroganza, forse presunzione, mi aveva portato a non utilizzare tutti quei metodi tradizionali per percorrerlo in maniera indolore.
La più classica era la regola della destra. Consisteva nel mantenere il contatto della mano destra contro la parete del labirinto. Si continuava cosi per tutto il tragitto, qualsiasi lunghezza fosse e alla fine, almeno così avevo letto, l’uscita era assicurata.
Purtroppo non avevo avuto quest’avvertenza e avevo girovagato tranquillamente, ondeggiando nei miei problemi, per diverso tempo. Credendo che la mia intelligenza mi avrebbe portato fuori in pochi istanti.
E giravo. E pensavo.
E giravo. E pensavo.
Mi fermavo. Guardavo in alto. Sospiravo e continuavo a pensare.
Così per molto tempo e per molti pensieri. Anzi, i pensieri erano pochi ma, come al solito, molto ricorrenti.
Le prime ombre mi avevano risvegliato dal torpore mentale e mi ero guardato intorno per verificare a che punto ero.
Potevo essere a qualsiasi punto.
Non vedevo né l’entrata né l’uscita. Che, in realtà, erano la stessa cosa, come spesso accade.
Si entra in un foro nella mente per pensare e da lì devi tornare fuori. Non da altri posti.

Le ombre calavano e scurivano i pensieri.
Lo scuro faceva accelerare la frequenza mentale. Il pensiero diventava ossessivo.
Non c’era trasparenza. Tutto era scuro, confuso, onirico, impaziente.
Continuavo a girare.
Provo a tenere la destra. Bene, tocco con la mano la parete.
Mi giro. Ora la stessa parete è sfiorata dalla mano sinistra.
Va bene così?
È la parete che rimane fissa o la mano?
Se ruoto su me stesso, si sposta la mano e anche la parete.
O la mano è sempre quella?
E la parete è quella giusta? Aspetta che mi giro. Ecco, è quella giusta. Se avessi un gesso segnerei ogni bivio. Ma non ho il gesso.
Mi basterebbe una matita.
Ma non l’ho.
Devo imparare a smettere di dire: se avessi.
Devo fare con quello che possiedo.
E cosa ho adesso? Due mani, due piedi e una testa.
La testa mi permette di pensare. Devo pensare. Troppo veloce. Non fermo il pensiero.
Cerco di fermarlo. Altrimenti non riesco a uscire.
Penso.
Con calma.
Sono entrato. Dove ho girato? Penso a destra. Certo. Poi a sinistra? Non so.
Se anche ho girato a sinistra, poi ho trovato una parete e sono tornato indietro. Quindi la sinistra è diventata la destra. Perciò, per tornare al punto di partenza, devo girare a destra?
Mah.
Da qui non esco. Non riesco a vedere il totale, tutto il labirinto. Vedo solo le due pareti che mi stringono ai lati. Come faccio a uscire dal buco senza il totale? Con due pareti non ho punti di riferimento. Chi è che diceva: datemi un punto di appoggio e solleverò il mondo? In questo momento non ricordo. E non ho bisogno di punti di appoggio, ma di riferimenti.
La mia vita è senza riferimenti. Vado in un labirinto. Sono sempre dentro un labirinto. Come faccio a sfuggire?
Mi serve qualche cosa….altrimenti rimango tutta notte.
E se urlassi?
Che figura di merda…..
Non ci penso nemmeno. Devo uscire. Devo sforzarmi. Sono intelligente. Devo stare qui con la testa.
Non ce la faccio. Penso al passo di prima. Ai passi di prima. Oramai quello che ho fatto non posso cambiarlo, non posso modificarlo. Devo dimenticarlo. È un’esperienza che non mi serve. Come la maggioranza delle volte. Non devo ricordarmi quello che non mi serve. È inutile. Devo sgomberare spazio nella mente. Devo trovare una via d’uscita a questa trappola.
Aspetta.
Sento qualche cosa. Un odore. Che odore è?
Sembra…..sì, è proprio……non posso crederci…..che strano…..ma guarda……carne alla brace?
Una grigliata nel labirinto?
Impossibile….solo dei pazzi. Per forza è fuori.
Se giro la faccia a destra è più forte. Allora l’uscita è da quella parte. Aspetta che penso. Ma cosa cazzo penso, seguo l’odore.
Un buon odore…..carne cotta bene…..rosmarino e aglio. Mi è venuta fame.
L’odore si sente di più da questa parte…ed io ci giro……bene…..male che vada ci saranno delle persone….posso urlare….ma non voglio farlo……esco col naso. Interessante, solo col naso, senza pensare. Una novità.
Ora è molto forte….giro di qua. Ho fame.
Ancora più forte….forse sono fiorentine.
Non credo braciole. Anche delle verdure. Peperoni….buoni….spero siano quelli rossi.
L’odore è fortissimo. Sento anche delle voci. Vedo il fumo……
Giro di qui.
Ecco l’uscita. Ora esco.

“Salve ragazzi. Complimenti per la grigliata”.
“No. Non è complicato uscire dal labirinto. C’ero appena entrato”.
“No. Basta stare tranquilli. Non pensare troppo. Lasciarsi portare dall’istinto”.
“Grazie. Un pezzo di carne lo prendo volentieri. Anche un bicchiere di vino….cos’è Chianti?”.
“Ottimo. Un vino da meditazione”.
“Ogni tanto è importante meditare”.
“Ma sì, assaggio anche il prosecco. Così questa notte dormo bene”.
“No. Torno per la strada normale”.
“Per oggi basta labirinti…….ho voglia di annusare”.