STORIA DELL’ETICA SOCIALE E BIOLOGICA.

Personalmente mi fa molto piacere raccontare, utilizzando un veloce excursus a volo d’angelo, la situazione alimentare che si poteva trovare qualche anno fa. Mi ha segnato il periodo e condotto allegramente nell’epoca confusa antecedente gli anni ruggenti del biologico.

Utilizzerò questo volo d’angelo sia per ricordare gli anni passati, che raccontano e ricordano la mia giovinezza sia, in seconda analisi, farvi orgogliosamente partecipi dei notevoli miglioramenti che hanno elaborato, in meglio, la nostra tavola imbandita.

Miglioramenti che sono, senza dubbio, soprattutto mentali ed etici.

Mi fa sempre piacere tornare con il pensiero al vecchio distributore, pieno di contenitori costruiti in una plastica non meglio identificata, e riempita di liquido colorato e zuccherato. Che veniva poi ingurgitato, con grande soddisfazione e senza pentimenti, dai bambini degli anni sessanta e settanta. Poi lentamente lo sviluppo della cultura positiva del cibo sano e di ambiente non contaminato, che si era interrotta negli anni post bellici del ‘900, aveva ricominciato ad attivarsi: togliendo il colorante dalle bibite e dagli alimenti in generale, rendendo molto meno cromatico il cibo dei piatti e nei bicchieri, ma facendo soffrire molto di meno i nostri organi vitali, che utilizzavano molto meglio l’ambiente acromatico.

Poi, verso la fine del millennio, le cose incominciarono anche a mutare strutturalmente: quei cambiamenti che hanno un prima e un dopo molto importanti, molto evidenti e non intercambiabili. Che hanno modificato pure le pratiche agricole e anche lo stesso mercato agroalimentare, ampliando la ricerca del prodotto sano, con un altrettanto pulita coltivazione agricola. 

La valorizzazione economica dei prodotti alimentari di alta qualità, come quelli biologici e biodinamici, ha permesso di creare un flusso commerciale molto importante, che ha notevoli riflessi positivi ed etici per il mondo sostenibile ambientale. In questo modo si protegge l’ambiente e si agevola il benessere personale e sociale degli abitanti.

Si parla di benessere sociale, quando il vivere nella società non è complicato e cartavetrato, ma molto delicato e agevole.

La motivazione scatenante, che ha fatto partire la ricerca dei prodotti nel periodo storico dell’agricoltura biologica, non è stata, però, solo aridamente mercantile. Visto anche il mercato di estrema nicchia di quegli anni, ma un vero e proprio cambiamento di paradigma dei rapporti con l’agricoltura, il cibo, i farmaci e la gestione degli obiettivi etici da raggiungere. L’alimentazione non è stata, finalmente, solo un serbatoio di calorie, ma anche una medicina quotidiana per evitare delle impattanti scorpacciate chimiche, con incontrollabili effetti collaterali. Con il costo del disinquinamento, ambientale e umano, che è sicuramente superiore alla prevenzione.

Il mercato tradizionale aveva già dato per scontato che si sarebbero sempre più ricercati dei prodotti esteticamente belli, che costassero poco e che non badassero troppo alla qualità intrinseca. Che non ci fosse alcun interesse per la valutazione dell’impatto ambientale conseguente alla loro produzione. I fautori del biologico, inoltre, erano visti, nel migliore dei casi, come dei visionari romantici e anacronistici, che non contavano commercialmente nulla e che si sarebbero rimessi sui giusti binari mercantili, in breve tempo.

La storia del periodo che stiamo esaminando, ci ha invece raccontato che l’aspirazione a una alimentazione più sana, il desiderio di proteggere il più possibile l’ambiente e chi lavorava nell’agricoltura, non erano delle mode passeggere, ma degli obiettivi che si erano sedimentati in un senso di appartenenza etico oramai trasversale. E proprio in questo periodo che ci ospita, stiamo vedendo un allargamento di questi sentimenti etici, che sembravano appannaggio di una ristretta minoranza di eco-integralisti, come l’obbligo dell’accrescimento della biodiversità, il divieto della mono coltura e la grande attenzione a un allevamento dolce.

Ci stiamo, addirittura, avvicinandoci mentalmente all’Agricoltura Biodinamica, ritenuta anni fa una strada difficilmente percorribile in modo massivo e anche ora un atteggiamento di esoterici con il cappello a punta da Mago Merlino.

Ora è quasi automatico, considerare lo standard etico di base di chi si occupa di agricoltura biologica, avere come obiettivo la protezione ambientale e dei lavoratori all’interno delle pratiche agricole. Ed è di conseguenza scontato e, per fortuna, considerato politicamente corretto che le cooperative agricole sociali siano biologiche, come anche le fattorie didattiche visitate dalle scuole e le mense scolastiche e, stanno iniziando, le mense ospedaliere.

Si sta sviluppando il pensiero che è normale che chi è in una situazione di definitiva, o anche solo momentanea, difficoltà abbia il diritto di avere dei benefici dalla società, diventata amante del pensiero sano e non inquinante.

La prima reazione emotiva che questo pensiero mi suscita è: perché non a tutti, visto che è possibile?

A mio avviso, la famosa frase “tutti in salvo, prima le donne e i bambini” esemplifica perfettamente quanto dovrebbe essere il pensiero etico e sociale del biologico. Deve essere, in primis, disponibile per tutti, partendo da chi ne deve avere un beneficio immediato.

Per poi affermarsi con il resto del mondo.